Ospedali montani e aree interne, una proposta di legge regionale per “salvare i presidi più isolati”

Il provvedimento, che incide direttamente anche sul nosocomio di Serra San Bruno, è stato depositato a Palazzo Campanella dai consiglieri Succurro e Giannetta con il sostegno di tutta la maggioranza
ospedale Serra San Bruno

Spezzare l’isolamento sanitario che da anni soffoca le aree interne e montane della Calabria, garantendo il diritto alla salute anche dove la geografia del territorio rende tutto più difficile. È questo l’obiettivo della proposta di legge regionale (la numero 73) depositata venerdì in Consiglio regionale su iniziativa dei consiglieri Rosaria Succurro e Domenico Giannetta. Un provvedimento strategico, già sottoscritto da tutti i capigruppo della maggioranza a Palazzo Campanella, che mira a blindare e potenziare sei strutture ospedaliere calabresi costantemente in prima linea contro i disagi orografici: San Giovanni in Fiore, Acri, Soveria Mannelli, Oppido Mamertina, lo stabilimento di Rogliano e, naturalmente, il presidio di Serra San Bruno.

Al centro del testo normativo c’è la necessità di superare i rigidi standard qualitativi e quantitativi imposti a livello ministeriale nel 2015. Criteri uniformi che, applicati indistintamente a tutta la penisola, hanno finito per penalizzare proprio le comunità montane, dove la viabilità complessa e i tempi di percorrenza prolungati verso i grandi hub della costa o dei capoluoghi trasformano spesso l’accesso alle cure in un’odissea.

Le linee

La proposta di legge punta a un cambio di paradigma organizzativo attraverso alcune linee di indirizzo, tra cui: rafforzamento dell’emergenza-urgenza attraverso il potenziamento delle funzioni assistenziali interne ai singoli presidi; integrazione e tecnologie, con maggiore connessione tra la rete ospedaliera e i servizi del territorio, accompagnata da una forte spinta sulla telemedicina; sinergie aziendali, tramite l’attivazione di protocolli organizzativi flessibili e condivisione di tecnologie tra diverse Aziende sanitarie e ospedaliere per garantire la continuità delle cure; mobilità assistita, con l’introduzione di strumenti specifici per l’accessibilità fisica, come il servizio di “taxi sociale”, pensato per abbattere l’isolamento delle fasce di popolazione più fragili.

Un intervento legislativo che i firmatari Succurro e Giannetta definiscono “maturo” e “coerente con la nuova programmazione sanitaria calabrese, facilitato dalla fine di un lungo percorso di commissariamento governativo durato 17 anni e dal lavoro di riappropriazione della governance sanitaria da parte del presidente Roberto Occhiuto e dei direttori generali delle Aziende sanitarie”.

L’unanimità incassata tra i gruppi di maggioranza a Catanzaro segnala la “forte volontà politica di invertire la rotta rispetto alla stagione dei tagli”, offrendo “tutele concrete a territori che non possono più attendere”.

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