Vibo Marina, Muratore smonta la favola del turismo: “Delocalizzazione dei depositi mai voluta davvero”

L’ex presidente del Consiglio comunale: "Era necessario costruire con i fatti una strategia amministrativa per spostare la Meridionale Petroli"

A Vibo Marina “si è raccontata una favola ai cittadini”. È duro, diretto e profondamente politico l’intervento affidato ai social da Giuseppe Muratore, che torna sulla questione dei depositi costieri della Meridionale Petroli e sul futuro del porto. Secondo Muratore, negli ultimi anni il turismo sarebbe stato utilizzato più come “narrazione politica” che come reale progetto di trasformazione urbana, mentre gli impianti petroliferi sarebbero rimasti l’unica presenza concretamente difesa dagli atti amministrativi.

La città deve smettere di raccontarsi favole

Nel suo ragionamento, l’ex presidente del Consiglio comunale di Vibo Valentia parte da una considerazione netta: “Le città non cambiano con i comunicati stampa. Cambiano con le carte”. Per Muratore, infatti, la permanenza dei depositi a Vibo Marina dimostrerebbe che non è mai stata costruita fino in fondo una vera condizione giuridica e urbanistica capace di portare alla delocalizzazione dell’impianto. Da qui la critica più pesante alla politica cittadina: aver fatto passare come acquisita una scelta che, in realtà, non sarebbe mai stata realmente consolidata.

“Una delibera di Consiglio comunale, da sola, non sposta un deposito costiero strategico”, sostiene Muratore, che parla della necessità di atti coerenti, pianificazione integrata e persino di un eventuale conflitto istituzionale per cambiare realmente il volto del porto.

Mai resa incompatibile la presenza del petrolio

Secondo l’ex esponente istituzionale, Vibo avrebbe vissuto per anni dentro una “contraddizione permanente”: da una parte il racconto della vocazione turistica, e gli ostacoli concreti verso investimenti e costruzioni di grandi prospettive, dall’altra la sopravvivenza indisturbata della principale infrastruttura petrolifera del porto. Una convivenza che, sul piano normativo e urbanistico, non sarebbe mai stata davvero messa in discussione. Muratore punta il dito soprattutto contro l’assenza di una strategia urbanistica forte: varianti, vincoli e strumenti pianificatori che avrebbero potuto rendere sempre più difficile il mantenimento dei depositi in un contesto urbano e turistico.

Serviva una strategia lunga, non annunci

Nel suo intervento, Muratore riconosce che il Comune non dispone di poteri assoluti sul porto e ricorda il peso dell’Autorità portuale e degli interessi nazionali legati agli impianti energetici. Ma proprio per questo, sostiene, sarebbe servita “una strategia forte e lunga, non una politica fatta soprattutto di annunci”. L’affondo finale riguarda quella che definisce “un’ambiguità conveniente”: aver raccontato ai cittadini un futuro turistico senza arrivare mai a uno scontro istituzionale vero con chi voleva mantenere operativi i depositi. “Oggi – osserva – molti cittadini scoprono soltanto adesso che la delocalizzazione non era mai partita davvero”.

A Vibo Marina hanno fallito tutti

Per Muratore il danno più grave riguarda la credibilità pubblica. Non soltanto per la presenza dei depositi, ma per aver fatto credere che esistesse un percorso irreversibile verso “un’altra idea di porto”, senza che quel percorso fosse mai stato blindato amministrativamente e urbanisticamente. La conclusione è un atto d’accusa generale verso l’intera classe dirigente che negli anni ha governato la vicenda. “Le trasformazioni urbane – scrive – non si fanno con gli slogan o con presunti poteri taumaturgici. Si fanno con atti, conflitti, pianificazione e assunzione di responsabilità. E su questo, finora, hanno fallito tutti”.

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