Il dramma del lavoro, servono 60 milioni per dare risposte ai 4 mila tirocinanti

I Comuni sono in gravi difficoltà finanziarie e non sono nelle condizioni di dare attuazione alla norma che prevede le assunzioni

Il lungo inverno di mobilitazioni dei tirocinanti, organizzate da Nidil Cgil, Felsa Cisl, Uil Temp e Usb Fds, ha portato per mesi alla ribalta dell’opinione pubblica e della politica regionale e nazionale, una delle vertenze più importanti per il mondo del lavoro in Calabria con più di 4.000 lavoratori coinvolti, distribuiti in circa 450 amministrazioni pubbliche.

Dopo l’approvazione dell’emendamento del Decreto Milleproroghe che accoglie le deroghe normative affinché gli enti possano procedere alle assunzioni, è seguito un confronto sui territori tra le quattro sigle sindacali e i lavoratori per dare piena consapevolezza non solo di quanto conquistato ma anche del difficile percorso di quanto ancora è necessario ottenere per poter davvero superare la fase dei tirocini formativi e approdare ad un lavoro vero e tutelato. Manca, infatti, la parte economica, ossia quella dotazione finanziaria valutabile in circa 60 milioni di euro annui, perché gli Enti, in particolare i Comuni – notoriamente in gravi difficoltà finanziarie – possano procedere a concretizzare la norma che, altrimenti, rischia di restare lettera morta.

Nel valutare quindi, la mancata capacità della maggioranza degli Enti comunali di tradurre le norme in posti di lavoro per via della loro situazione economico – finanziaria, ribadiamo che l’unica soluzione per garantire un contratto a tutti i tirocinanti sia un intervento da parte del governo con il riconoscimento di un contributo al quale affiancare eventualmente altre risorse da parte della Regione Calabria.

Su questo versante, dunque, Nidil Cgil, Felsa Cisl, Uil Temp e Usb Fds, riproporranno l’azione sindacale nei confronti dell’Anci Calabria, nella persona della presidente Rosaria Succurro, della quale si è potuto apprezzare uno spirito collaborativo, mancante nelle precedenti gestioni. I prossimi mesi, dunque saranno importanti anche alla luce dei provvedimenti normativi che saranno presentati al Parlamento e che dovranno effettivamente rendere la norma appena approvata accessibile a tutti gli enti utilizzatori per permettere di trasformare le parole in fatti. Continuiamo a pensare, infatti, che su una vertenza che coinvolge un così grande numero di famiglie calabresi non si possa pensare né a fughe in avanti solo per fini elettorali e nemmeno a facili scarica barili. Tutti i soggetti coinvolti a livello nazionale e regionale, assieme alle parti sociali, devono remare nella stessa direzione. Richiameremo tutti alle proprie responsabilità anche attraverso mobilitazioni di piazza che decideremo assieme ai lavoratori.

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