“Educare all’Arte” sulle orme dei Jerjani: da Laureana parte la mostra itinerante (foto)

Un progetto che unisce arte, memoria e inclusione, portando in giro per la Calabria oltre settanta opere

Organizzata da Barbara Pisano (artista e insegnante di Laureana di Borrello, che ha partecipato al concorso contestuale), sotto la cura di Giuseppe Esposito (presidente della Pro Loco di Acquaro, che nei mesi scorsi il concorso lo ha organizzato con grande successo di partecipazione e gradimento), è partita sabato dal comune nel reggino la mostra itinerante delle decine di opere che hanno partecipato al “contest” (oltre 70), che man mano saranno in giro per la Calabria per essere ammirate in tutto il loro splendore. Ogni tappa un tema, che si collegherà a quello dei “Jerjani”, ancestrali e indefinite figure che fino agli anni ’80 hanno rappresentato uno spauracchio per generazioni di fanciulli, timorosi del fatto che se avessero fatto delle marachelle tali esseri sarebbero scesi in paese per punire i colpevoli con lo spiedo rovente. Conficcato dove meno prende il sole. Indescrivibile orrore.

La prima tappa della mostra ha avuto come suggestiva location il convento dei Frati Domenicani, in Via Belvedere a Laureana, appunto. Il tema della stessa è stato “Educare all’arte”. Sinonimo di educazione alla vita. Alla riduzione della digitalizzazione eccessiva e a più manualità (contrastata con i laboratori di pittura). Chi erano i “Jerjani”: esseri in qualche modo mal visti dalla società, dai pargoli soprattutto; non sappiamo descriverli, ma creavano distacco, lontananza. Paura. Magari ingiustificata. Ma questo era. Comunque vivevano del lavoro fatto con le proprie mani.

Con la mostra di Laureana lo spauracchio lo si è voluto trasformare in inclusione del disinserito o emarginato, dei “senza tetto”, che vivono di stenti per strada, dell’immigrato “demonizzato”, del bambino con diverse abilità. Per far capire ai più piccini che siamo tutti uguali, che non bisogna fare discriminazioni e che è necessario comprendere chi ci appare diverso, che non necessariamente deve fare paura. I “Jerjani” sono stati il terrore dei bambini di Acquaro fino agli anni ’80. Da allora non fanno più paura e, se non fosse stato per questa iniziativa, erano stati depositati nel dimenticatoio. Soddisfatto il presidente Esposito, che non si aspettava un così grande successo per l’iniziativa. E, soddisfatta, è pure Barbara Pisano, organizzatrice della tappa reggina, che concepisce il proprio progetto come: “Promozione del nostro territorio, incoraggiando gli artisti ma, soprattutto, educando al bello e risvegliando la gioia della creatività”

Ogni altra tappa avrà un tema a sé e nuove opere. La prossima, ancora da definire, dovrebbe fare sosta a Simbario e avere a fondamento il tema enogastronomico. Cosa mangiavano i “Jerjani”? Carne alla brace (la stessa in cui arroventavano lo spiedo) e prodotti della terra, immaginiamo. Nella cornice delle opere che sono itineranti chissà cosa inventeranno gli organizzatori. Magari facendo riferimento a “Scialapanaru”, uno dei “jerjani” presente nella tradizione di qualche famiglia.

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