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Dasà, cinque anni tra rovine e ricorsi: l’Aterp perde al Tar ma insiste, mentre le famiglie restano senza casa

Dopo l’incendio che ha reso inagibile un immobile popolare, il Comune ordina la messa in sicurezza. L’Aterp ricorre e perde. Poi ci riprova, affidandosi a un legale esterno nonostante un proprio ufficio legale e una short list attiva

Rasenta sempre più i confini del grottesco la vicenda dell’edificio di edilizia popolare incendiatosi cinque anni fa a Dasà, in piena pandemia, per cause accidentali. Da allora, otto abitazioni private sono rimaste inagibili, con altrettanti nuclei familiari costretti a cercare sistemazioni alternative.

A fronte della situazione di degrado, il sindaco Raffaele Scaturchio, spinto anche dalle continue sollecitazioni dei cittadini coinvolti, lo scorso febbraio ha emesso un’ordinanza contingibile e urgente per la “demolizione o il ripristino, entro 30 giorni dalla notifica dell’atto, dell’immobile di Via Indipendenza (proprietà Aterp), pericolo per la pubblica incolumità”. L’Aterp, anziché eseguire l’ordinanza, ha presentato ricorso al Tar Calabria – ricorso n. 483/2025 – poi respinto con l’ordinanza n. 276 del 5 giugno 2025, emessa dalla prima sezione del tribunale amministrativo. Nonostante la sconfitta legale, l’ente di edilizia popolare ha deciso di impugnare nuovamente l’ordinanza, questa volta con il supporto di un legale esterno. Una scelta che solleva più di un interrogativo, dato che l’Aterp dispone – a quanto risulta – di un ufficio legale interno e di una lunga short list di avvocati accreditati.

In questa nuova istanza, l’ente contesta presunte irregolarità commesse dal Comune, tra cui: “violazione del principio del contraddittorio, del principio di leale cooperazione, eccesso di potere per travisamento dei fatti e difetto dei presupposti”. Tutto corredato da citazioni normative e lunghe motivazioni giuridiche. Tuttavia, tali rilievi non emergerebbero nel dispositivo con cui il Tar ha già rigettato il ricorso.

Nel frattempo, la situazione dell’immobile resta invariata: macerie, rifiuti, fauna selvatica e degrado nel cuore del paese, sotto gli occhi di altri residenti e in pieno centro abitato. Alcuni nuclei familiari sono ancora oggi senza casa, cinque anni dopo l’incendio. E a monte resta l’interrogativo: perché ricorrere a un avvocato esterno, ignorando le risorse interne e la lista di legali già disponibili? Scelte poco trasparenti, che alimentano il senso di smarrimento e rabbia tra i cittadini. Contattato telefonicamente, il sindaco Scaturchio commenta amaramente: “Serve un intervento diretto del presidente della Regione, Roberto Occhiuto. È inaccettabile continuare a sprecare risorse pubbliche mentre le esigenze primarie di famiglie sfollate da anni restano ignorate. Altro che cavilli: qui manca il rispetto della dignità umana”.

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