La notte di San Silvestro, che dovrebbe segnare un passaggio di speranza, si è trasformata in una delle pagine più nere della cronaca europea recente. Nel locale La Constellation di Crans-Montana, nel Canton Vallese, un incendio ha spezzato almeno 47 vite (tra loro anche un sedicenne italiano) e lasciato oltre cento persone gravemente ustionate. Un bilancio che diventa ancora più insostenibile quando si scopre che la maggior parte delle vittime erano adolescenti, ragazzi tra i sedici e i vent’anni, usciti di casa per festeggiare l’arrivo del nuovo anno.
Gli inviati che raccontano la tragedia
Gli inviati che raccontano la tragedia
Il racconto dei fatti, affidato minuto per minuto ai media e agli inviati di mezza Europa, restituisce immagini e particolari che scuotono. Ma fermarsi alla cronaca non basta. Questa tragedia richiama con forza un tema che troppo spesso viene trattato come un intralcio burocratico: la sicurezza dei locali aperti al pubblico. Non serve guardare lontano per comprenderlo.
La sicurezza e il teatro di Vibo
A Vibo Valentia, tre anni fa, il teatro cittadino aprì nonostante le gravi carenze segnalate in materia di normativa antincendio. I vigili del fuoco erano stati chiari: in quelle condizioni il teatro non avrebbe dovuto aprire. Eppure quello spettacolo andò in scena, sfidando un rischio che non può essere derubricato a semplice leggerezza. Va detto, per onestà di cronaca, che subito dopo quel primo evento la struttura venne chiusa. A distanza di tempo, solo dopo settimane di lavori importanti e meticolosi – a partire dal ripristino e dal trattamento con vernice ignifuga, fondamentale protezione contro il propagarsi di eventuali incendi – il teatro è stato riaperto. Un intervento necessario, che dimostra quanto quelle prescrizioni non fossero un eccesso di zelo, ma una condizione imprescindibile.
La sicurezza non è una formalità
Certo, un teatro non è una discoteca e non è il Capodanno a definirne la pericolosità. Ma il principio non cambia: quando si accoglie il pubblico, la sicurezza non è una formalità da aggirare né un adempimento da rinviare. È una responsabilità diretta, morale prima ancora che amministrativa. La tragedia di Crans-Montana è un monito che riguarda tutti. Amministratori, gestori, tecnici e controllori non possono permettersi distrazioni, né tantomeno abbassare la guardia.
Ma quante volte si chiude un occhio?
La domanda resta inevitabile: quanti locali, nella notte di Capodanno, sono andati oltre i limiti consentiti? Quante volte si è scelto di chiudere un occhio in nome dell’evento, dell’incasso, dell’eccezione? Le vittime di quella notte non sono solo numeri. Sono il prezzo altissimo pagato quando le regole vengono considerate un ostacolo e non una tutela. Ignorare questo richiamo significherebbe esporsi, ancora una volta, a tragedie annunciate.


