Sono passati anni da quando Filippo Lo Schiavo ha chiuso la valigia e ha lasciato Vibo Valentia. Una scelta comune a molti giovani della sua generazione, spinta non solo dalla cronica mancanza di lavoro, ma da qualcosa di più profondo e difficile da spiegare: la sensazione che la città non avesse più nulla da offrire. Poco svago, pochi spazi di condivisione, un clima generale di rassegnazione riassunto in una frase diventata abitudine: “non c’è niente da fare”. Oggi, tornando per un periodo, quella sensazione sembra incrinarsi. Davanti ai suoi occhi c’è una Vibo diversa, capace di sorprendere.
Una città che torna a farsi sentire
Una città che torna a farsi sentire
Ritrovare vitalità dove prima c’erano strade silenziose è, per Filippo, quasi destabilizzante. La differenza non sta nelle promesse, ma nei fatti. Vedere il Teatro finalmente riaperto non è solo un risultato amministrativo, ma il segno concreto di un polmone culturale che torna a respirare dopo anni di chiusura. Un luogo che parla ai giovani e restituisce alla città una funzione che le era stata negata troppo a lungo.
Spazi ripresi, idee che osano
Accanto alla cultura “istituzionale”, colpisce ciò che accade per strada. Eventi curati, manifestazioni capaci di riportare i giovani fuori casa, fino a notte tarda, a riappropriarsi di spazi che sembravano perduti. Non solo intrattenimento, ma anche coraggio: quello di affrontare temi sociali attuali, ancora difficili in questo territorio. La scelta di portare sul palco i Modena City Ramblers è, in questo senso, un segnale chiaro. La musica diventa impegno, riflessione, rottura.
Dal grigio alla possibilità
Per troppo tempo Vibo è stata una città da cui fuggire per fame di vita, prima ancora che per fame di stipendio. Oggi, però, la strada intrapresa sembra diversa. Creare occasioni di svago e spazi di condivisione non è un lusso, ma la base per ricostruire un senso di comunità. È da qui che passa la possibilità di restare, e magari di tornare. Filippo Lo Schiavo spera che quel passato grigio sia davvero alle spalle. Vedere una città che osa, che si apre e che offre un’alternativa alla noia è il miglior invito per chi ha dovuto cercare altrove ciò che oggi, finalmente, sembra germogliare di nuovo a casa. Continuare su questa strada significa non avere più paura del futuro. Perché una città viva è, prima di tutto, una città che guarda avanti.


