Un minuto di silenzio nelle scuole per Crans-Montana: il dolore dei giovani, la memoria e il dovere di educare

Mercoledì 7 gennaio il mondo dell’istruzione si ferma per ricordare i ragazzi morti nell’incendio di Capodanno in Svizzera

Mercoledì 7 gennaio tutte le scuole italiane osserveranno un minuto di raccoglimento in memoria dei sei giovani morti nel tragico incendio di Capodanno a Crans-Montana. La decisione del ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara richiama l’intera comunità scolastica a un momento di silenzio e vicinanza, rivolto a ragazzi che hanno perso la vita in circostanze che avrebbero dovuto essere di festa e spensieratezza. Un gesto doveroso, che tuttavia non può esaurirsi nel valore simbolico. Le immagini di quella notte, circolate senza filtri sui social e trasmesse dalle televisioni di tutta Europa, hanno colpito anche gli studenti. La scuola è chiamata a fermarsi davvero: aprire un confronto, aiutare i giovani a comprendere, elaborare, interrogarsi su ciò che hanno visto e sulle responsabilità che una tragedia come questa porta con sé.

Il rientro delle vittime in Italia

Il rientro delle vittime in Italia

Intanto è atterrato all’aeroporto militare di Milano Linate il volo di Stato che ha riportato in Italia cinque dei sei giovani italiani morti nell’incendio. I feretri di Achille Barosi e Chiara Costanzo, entrambi milanesi, di Giovanni Tamburi, bolognese, ed Emanuele Galeppini, genovese, saranno accompagnati nelle rispettive città per le esequie. Il C130 dell’Aeronautica militare proseguirà poi verso Ciampino per riportare a Roma Riccardo Minghetti. A Linate erano presenti i genitori di Achille Barosi e amici di famiglia, mentre sul volo proveniente dalla Svizzera viaggiavano anche alcuni familiari di Chiara Costanzo. Un arrivo segnato dal dolore composto di chi attende risposte oltre al cordoglio.

La richiesta di giustizia

«Le famiglie delle vittime chiedono giustizia». Lo ha riferito l’ambasciatore d’Italia in Svizzera, Gian Lorenzo Cornado, dopo aver incontrato i parenti dei giovani deceduti. Le autorità elvetiche, ha spiegato, hanno assicurato la massima collaborazione alle indagini, dopo il confronto con il presidente del governo del Cantone del Vallese e con i responsabili della sicurezza locale.

La scuola ora s’interroga

Nel giorno del raccoglimento, il pensiero va naturalmente alle famiglie spezzate da un dolore irreparabile. Ma la tragedia interpella anche il sistema educativo. Il minuto di silenzio può e deve diventare l’occasione per un dibattito serio e guidato, capace di trasformare lo shock in consapevolezza. Perché ricordare non significa solo tacere, ma anche educare alla responsabilità, alla vita e al rispetto della sicurezza.

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