Un piano straordinario di assunzioni e misure urgenti per abbattere le liste d’attesa. È la richiesta netta e condivisa che Cgil, Cisl e Uil hanno messo sul tavolo del presidente della Regione Roberto Occhiuto, nel primo incontro del 2026 alla Cittadella, dedicato alla sanità calabrese. Un confronto che ha il sapore dell’ultimatum: “Fare presto”, è stato l’appello rivolto al governatore e commissario ad acta, perché il sistema – avvertono i sindacati – rischia di non reggere più.
Gianfranco Trotta, Giuseppe Lavia e Mariaelena Senese, insieme ai responsabili delle Funzioni pubbliche, hanno descritto un quadro segnato da carenze strutturali di personale che attraversano l’intera rete pubblica. Numeri alla mano, il segretario generale della Cisl calabrese ha ricordato come la regione registri un deficit del 18 per cento di infermieri rispetto alla media nazionale nel rapporto con la popolazione, una distanza che si traduce in reparti sotto organico, turni massacranti e servizi ridotti.
Gianfranco Trotta, Giuseppe Lavia e Mariaelena Senese, insieme ai responsabili delle Funzioni pubbliche, hanno descritto un quadro segnato da carenze strutturali di personale che attraversano l’intera rete pubblica. Numeri alla mano, il segretario generale della Cisl calabrese ha ricordato come la regione registri un deficit del 18 per cento di infermieri rispetto alla media nazionale nel rapporto con la popolazione, una distanza che si traduce in reparti sotto organico, turni massacranti e servizi ridotti.
Assunzioni, assunzioni, assunzioni
Il punto di riferimento resta l’impegno annunciato dallo stesso Occhiuto in Consiglio regionale: 1.300 assunzioni complessive, con circa 350 medici, 375 infermieri, 181 operatori sociosanitari e altre figure di supporto. Ma è sui tempi che si concentra la pressione sindacale. Le sigle confederali chiedono certezze sull’avvio delle procedure e sull’utilizzo degli incentivi previsti per le aree disagiate, ritenuti decisivi per rendere attrattiva la Calabria per i professionisti sanitari. Sul tavolo, però, non c’è solo il confronto istituzionale. Nei territori monta la protesta. A Vibo Valentia, in particolare, comitati civici e associazioni continuano a denunciare disservizi cronici, difficoltà di accesso alle cure, liste d’attesa incompatibili con il diritto alla salute. Esposti, prese di posizione pubbliche e iniziative di mobilitazione raccontano una distanza sempre più evidente tra annunci e vita quotidiana degli utenti, soprattutto nei presidi periferici.
L’impoverimento della sanità pubblica
Il messaggio che arriva dal basso rafforza la linea dei sindacati: senza interventi rapidi e visibili, il rischio è l’ulteriore impoverimento della sanità pubblica e l’aumento della sfiducia dei cittadini. Il 2026 si apre così con una sanità sotto osservazione, tra promesse da tradurre in atti concreti e una pressione sociale che, da Vibo Valentia al resto della Calabria, chiede risposte non più rinviabili.


