Ucciso in Iran uno studente che aveva studiato a Messina. L’Ateneo Peloritano e l’UDU chiedono verità

La morte di Yasin scuote la comunità universitaria e riapre il tema dei diritti violati. Il giovane sarebbe stato colpito Kermanshah dalle forze dei Guardiani della Rivoluzione

La notizia dell’uccisione di Yasin Mirzaei ha scosso l’Università di Messina e la città. Il giovane curdo, che aveva studiato nell’Ateneo peloritano, è stato colpito a morte durante la repressione delle proteste popolari in Iran. A darne notizia è stata l’Unione degli Universitari – sezione di Messina, una delle principali organizzazioni studentesche italiane, che parla di una vera e propria esecuzione: sul corpo di Yasin sarebbero stati esplosi 18 colpi di arma da fuoco.

Il volto dietro i numeri

Per i suoi compagni Yasin non era una vittima anonima. “Ha camminato nelle nostre stesse aule e condiviso i nostri sogni”, scrive l’Unione degli Universitari ricordandolo come un ragazzo solare e determinato, simbolo di una generazione che chiedeva libertà e futuro.

Silenzio che uccide due volte

Secondo le organizzazioni per i diritti umani, il giovane è stato colpito l’8 gennaio a Kermanshah dalle forze dei Guardiani della Rivoluzione. L’Università di Messina ha espresso cordoglio e vicinanza agli studenti iraniani, ribadendo i valori di diritti umani e libertà. L’appello ora è uno solo: non lasciare che Yasin diventi solo un nome dimenticato.

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