Sanità calabrese, il giorno delle pezze. Medici pensionati e stranieri: il Consiglio prova a reggere l’urto

L’Aula chiamata a votare una legge-tampone per evitare nuovi vuoti nei reparti più esposti. Intanto il governatore accelera sul reclutamento oltreconfine
occhiuto

Stamane il Consiglio regionale della Calabria si riunisce con un solo punto all’ordine del giorno, ma dal peso enorme. In Aula arriva la proposta di legge ribattezzata “salva-ospedali”, l’ennesimo intervento emergenziale pensato per evitare che pronto soccorso, sale operatorie e reparti chiave restino scoperti. Ancora una volta, la sanità calabrese chiede ossigeno. Il testo, firmato da tutti i capigruppo di maggioranza, consente il rientro in servizio dei medici già collocati in quiescenza, fino a un massimo di dodici mesi, prorogabili solo in casi eccezionali. Una scelta obbligata, più che strategica, per tenere in piedi il sistema mentre si attendono soluzioni di respiro nazionale.

La toppa legislativa

La legge regionale nasce per colmare un vuoto temporale. L’emendamento al decreto Milleproroghe, annunciato dal deputato Francesco Cannizzaro e confermato dal ministro Luca Ciriani, promette di allargare le maglie per l’utilizzo dei medici pensionati under 72. Ma i tempi di Roma non coincidono con l’urgenza calabrese: almeno due mesi di attesa, troppi per reparti già allo stremo. Nel frattempo, l’obiettivo dichiarato è uno solo: evitare l’interruzione dei servizi essenziali. La relazione illustrativa parla chiaro e punta sull’esperienza dei professionisti in pensione come risorsa immediatamente disponibile, soprattutto nei settori più critici: emergenza-urgenza, anestesia, medicina interna, chirurgia generale e continuità assistenziale.

La sanità che protesta

Alla seduta odierna sarà presente anche una delegazione del comitato a difesa dell’ospedale di Polistena. Una presenza che pesa, perché riporta il dibattito dentro la realtà dei territori. «La sanità è un bene comune», ribadiscono dal comitato, rivendicando il diritto delle comunità a strutture funzionanti e personale sufficiente. Un messaggio che rimbalza dentro un’Aula chiamata a decidere, ma anche a spiegare.

La ricerca a tappeto

Parallelamente, il presidente della Regione Roberto Occhiuto, nella sua veste di commissario ad acta, ha firmato il decreto che apre ufficialmente al reclutamento di medici stranieri, europei ed extra-Ue. Dopo l’esperienza dei circa 400 professionisti cubani già in servizio negli ospedali calabresi, la Regione prova ad ampliare ulteriormente il bacino. La manifestazione di interesse è rivolta a numerose specializzazioni: dall’anestesia alla cardiologia, dalla medicina d’emergenza alla pediatria, fino a radiologia, psichiatria e urologia. Il decreto certifica nero su bianco una “gravissima criticità” nel rapporto tra fabbisogno teorico e personale effettivamente in servizio.

Incentivi consistenti

Per rendere la Calabria più attrattiva, la Regione mette sul tavolo incentivi economici: contributi forfettari, anche per le spese di alloggio. Un passaggio non secondario, che conferma una linea politica portata avanti da tempo: senza leve concrete, nessun medico sceglierà volontariamente di lavorare in un sistema fragile e sotto pressione. Il Consiglio di oggi, dunque, non segna una svolta, ma racconta una verità ormai evidente: la sanità calabrese sopravvive grazie a proroghe, deroghe e soluzioni straordinarie. In attesa di una riforma strutturale che, ancora una volta, resta fuori dall’Aula.

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