Il Piano spiaggia sospeso: la costa di Vibo tra attese, pareri e occasioni perdute

Un progetto che promette ordine e sviluppo ma che arriva dopo anni di inerzia amministrativa e scelte mancate. La sfida è trasformare la costa da problema cronico a risorsa vera

La costa di Vibo Valentia continua ad attendere una direzione chiara. Il Piano Comunale di Spiaggia, strumento decisivo per ridisegnare il rapporto tra città e mare, è oggi bloccato in una fase intermedia: il Comune si sta barcamenando nell’acquisizione dei pareri tecnici e amministrativi richiesti dalla Regione Calabria, che ha già esaminato e liquidato il Piano alcuni mesi fa, indicando però una serie di adempimenti ancora necessari prima dell’adozione definitiva. Un passaggio che arriva dopo anni di ritardi e che ha prodotto effetti concreti: imprese penalizzate, investimenti rinviati, nessuna reale strategia di sviluppo turistico costiero.

Iter segnato da discontinuità amministrative

Il Piano spiaggia è il risultato di un lavoro tecnico avviato oltre un decennio fa. Alla sua redazione hanno contribuito l’architetto Giuseppina Eulilli, i geometri Antimo Lo Schiavo e Francesco Barbieri, con la collaborazione dell’architetto Cristina De Panfilis. Il ruolo di RUP è stato ricoperto dall’architetto Demetrio Beatino fino al gennaio 2013 e successivamente dall’ingegnere Lorena Callisti. L’assessorato all’Urbanistica era allora guidato dall’architetto Nicola Donato. Un impianto tecnico solido, coerente con la normativa regionale e con il Piano di Indirizzo Regionale, ma che ha attraversato più amministrazioni senza una vera continuità politica. Il dialogo con la Regione Calabria non è stato costante né strutturato, e il risultato è un iter che si è allungato fino a perdere efficacia e credibilità. Oggi il dossier è seguito dall’assessore e vicesindaco Loredana Pileggi, chiamata a chiudere una partita rimasta troppo a lungo aperta.

Cosa prevede il Piano: regole chiare per la costa

Il PCS suddivide il litorale comunale in cinque tratti, dal confine con Briatico a quello con Pizzo, e introduce una disciplina unitaria dell’uso del demanio marittimo: spiagge libere garantite, accessi pubblici obbligatori, strutture leggere e rimovibili, divieto di cementificazione, attenzione al rischio idrogeologico e all’accessibilità. Il Piano immagina una costa ordinata, leggibile, attraversabile. Una costa in cui turismo, ambiente e città possano finalmente convivere.

Il Pennello, una realtà urbana che frena

È nel rione Pennello che il Piano spiaggia mostra tutta la sua ambizione – e insieme tutte le sue contraddizioni. Qui il PCS disegna una passeggiata a mare continua, con pista ciclabile, percorsi pedonali, viabilità leggera e stabilimenti ordinati. Un fronte mare finalmente urbano, pensato per restituire centralità alla spiaggia e qualità allo spazio pubblico. Ma questo disegno stride con l’assetto urbanistico reale del Pennello, segnato da abusivismo, violazioni edilizie, occupazioni irregolari e interventi fuori scala che negli anni non sono mai stati affrontati con determinazione dalle amministrazioni che si sono succedute. Il Piano guarda avanti, mentre il territorio porta ancora addosso il peso di scelte mancate e di un disordine mai sanato. Senza una bonifica urbanistica e amministrativa seria, il rischio è che il PCS resti un progetto avanzato calato su una realtà che non è stata preparata ad accoglierlo.

Il porto e il nodo Meridionale Petroli

C’è poi un’altra frattura evidente: il porto di Vibo Marina. Il Piano spiaggia ragiona in termini di qualità urbana, turismo, accessibilità e paesaggio. Ma questo impianto entra in collisione con la presenza della Meridionale Petroli, un vero e proprio bubbone nel cuore dell’area portuale. Da anni, a parole, tutti dichiarano di voler dare al porto una vocazione turistica. Nei fatti, però, una delle aree più strategiche della città resta occupata da un insediamento industriale incompatibile con qualsiasi idea di waterfront moderno. Il PCS rappresenta un passo avanti culturale enorme, ma mette a nudo una verità scomoda: non si può parlare di turismo senza affrontare le grandi incoerenze strutturali del territorio.

Ritardi, sviluppo mancato e imprese penalizzate

L’assenza di un Piano spiaggia operativo ha significato anni di incertezza per gli operatori balneari e per chi avrebbe voluto investire. Le imprese hanno lavorato senza regole stabili, il turismo è rimasto stagionale e fragile, la costa ha continuato a vivere di proroghe e soluzioni tampone. Nel frattempo, altre realtà calabresi hanno programmato, investito e costruito un’offerta più competitiva.

Ora la scelta è solo politica

Se adottato, il Piano Comunale di Spiaggia rappresenterebbe un grande passo in avanti per Vibo Valentia. Ma non basta approvarlo: serviranno coraggio, coerenza e la volontà di affrontare nodi rimasti irrisolti per decenni. Perché il mare può diventare sviluppo solo se la città decide davvero di cambiare.

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