Tributi e rottamazione, la maggioranza fa chiarezza: solo cantonate normative e strumentalizzazioni

I capigruppo della maggioranza intervengono sulle polemiche relative alla presunta urgenza della rottamazione-quinquies, respingendo le accuse dell’ex sindaco e chiarendo che per i tributi locali non esiste alcuna scadenza nazionale fissata al 30 aprile 2026

Le forze politiche di maggioranza dell’amministrazione comunale di Vibo Valentia intervengono per fare chiarezza sulle recenti dichiarazioni riguardanti la presunta urgenza della cosiddetta “Rottamazione-quinquies”, parlando apertamente di strumentalizzazioni politiche e di gravi errori tecnici che rischiano di disorientare cittadini, famiglie e imprese. 

Le dichiarazioni dell’ex sindaco

Nel mirino della maggioranza finiscono in particolare le affermazioni dell’ex sindaco Maria Limardo. I capigruppo stigmatizzano le sue sollecitazioni, definendole “frutto di una lettura errata della normativa” e ricordando che “la legge prevede un termine non inferiore a 60 giorni” per l’applicazione di un atto regolamentare locale. “Il Comune di Vibo Valentia – sottolineano – non solo risulta pienamente nei tempi, ma è addirittura in anticipo, con gli uffici che da settimane stanno lavorando per aderire alla definizione agevolata”. 

Termine del 30 aprile

Nel dettaglio, la maggioranza chiarisce che “il 30 aprile 2026 non rappresenta la scadenza per l’adesione alla definizione agevolata dei tributi locali. Tale data, infatti, è il termine nazionale fissato dalla Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025) esclusivamente per la ‘Rottamazione-quinquies’ relativa ai carichi affidati all’Agenzia delle Entrate-Riscossione, che riguardano tributi erariali, contributi previdenziali Inps e sanzioni del Codice della Strada irrogate da amministrazioni statali”. 

L’unico obbligo

“La rottamazione-quinquies – viene ribadito – non include i tributi locali come Imu, Tari e altre entrate comunali, che seguono una disciplina distinta e autonoma, seppur prevista dalla stessa Legge di Bilancio. La definizione agevolata delle entrate locali è demandata alla discrezionalità degli enti, che possono decidere se e quando introdurre misure di riduzione o esclusione di interessi e sanzioni, esercitando la propria potestà regolamentare. La normativa – precisano i consiglieri – non prevede alcun termine perentorio nazionale per l’adozione di regolamenti comunali: l’unico obbligo è garantire ai contribuenti un termine minimo di 60 giorni per la presentazione delle domande, a partire dalla pubblicazione dell’atto sul sito istituzionale dell’ente. Per questo motivo, l’indicazione del 30 aprile come scadenza per i tributi locali è definita priva di qualsiasi fondamento normativo, frutto della confusione tra due istituti distinti”. 

Distorsione normativa

Secondo la maggioranza, la diffusione di informazioni “non corrette” rappresenta una “vera e propria distorsione normativa, capace di generare allarmismo ingiustificato. La gestione dei tributi locali richiede responsabilità e serietà, soprattutto alla luce della procedura di risanamento finanziario pluriennale cui il Comune è sottoposto. Ogni eventuale decisione sulla definizione agevolata dovrà quindi essere assunta nel rispetto degli equilibri di bilancio e del Fondo crediti di dubbia esigibilità, mettendo al centro la tutela dei cittadini e la sostenibilità dell’azione amministrativa”.

La maggioranza respinge infine le accuse di immobilismo, parlando di “tentativi di visibilità politica e ricordando come la città abbia scelto di archiviare un’eredità segnata da trascuratezza e disimpegno. Decisioni affrettate basate su scadenze inesistenti – concludono i capigruppo – rappresenterebbero una vera sciatteria amministrativa. L’impegno resta quello di favorire percorsi di agevolazione fiscale, ma sempre nel solco della legalità, del rigore e della serietà che l’attuale amministrazione rivendica come tratto distintivo”.

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