“Occorre ricostruire presto e occorre ricostruire bene per evitare che alla prossima mareggiata ci si debba ritrovare allo stesso punto. Ecco perché in alcune aree la violenza delle onde ha sconvolto la morfologia dei luoghi e quindi non escludo che ci possa anche essere la necessità di rivedere la pianificazione urbanistica e quella delle infrastrutture principali”. Lo ha detto il ministro della Protezione civile Nello Musumeci oggi a Melito Porto Salvo, in provincia di Reggio Calabria, per incontrare i sindaci e le istituzioni dei territori colpiti dal ciclone “Harry” insieme al presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto.
“Una pianificazione urbanistica – ha aggiunto – che deve tenere conto della protezione civile, perché finora le due realtà non hanno mai dialogato. Occorre capire dove esiste il rischio, dove è maggiormente vulnerabile il territorio e quindi adeguarsi con interventi mirati. Insomma, ormai la prevenzione deve essere la nostra bussola. Non basta soltanto lamentarsi per quello che fa o non fa il Comune per quello che fa o non fa la Regione o il governo nazionale. Occorre che tutti, a cominciare dalle comunità, ci rendiamo conto che se vogliamo restare su questa terra esposta a tanti rischi, dobbiamo imparare a convivere e quindi la prevenzione diventa l’obiettivo prioritario al quale lavorare”.
Musumeci, dopo avere confermato che domani si riunirà il Consiglio dei ministri per la dichiarazione dello stato di emergenza nazionale, ha detto che “sappiamo che il ciclone può arrivare anche a casa nostra. Adesso nessuno può dire tanto è capitato solo una volta, non è vero. Nel 2006 è capitato pure anche in queste aree. Quindi il ciclone è una delle criticità con cui dovremmo fare i conti. Attrezziamoci. Non basta soltanto contare i danni”.
Melito Porto Salvo
Dopo Musumeci si è recato sul lungomare di Melito Porto Salvo, in parte collassato per la mareggiata. “Domani a mezzogiorno – ha affermato – ho convocato i dirigenti dei dipartimenti. Oggi la competenza sulle coste è delle Regioni, ma credo che serva una pianificazione nazionale, ne parlerò col collega dell’Ambiente. Proprio laddove la costa è bassa, quindi non parliamo delle coste rocciose, dove c’è la sabbia, occorre ripensare agli interventi. In alcune aree le onde hanno divorato fino a 100-150 metri di spiaggia, il che significa lambire la tratta ferroviaria, il sedime ferroviario, inghiottire parte del lungomare. Bisogna ricominciare daccapo. Questo, come comprenderete, non è un intervento che si può risolvere in un mese, due mesi. Servirà molto più tempo proprio perché bisogna progettare bene e costruire meglio”.


