I carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Reggio Calabria, con la collaborazione dei militari della Capitale, hanno dato esecuzione a un decreto di sequestro preventivo emesso d’urgenza dal pubblico ministero nei confronti della società Idrorhegion S.c.a.r.l., impresa affidataria della gestione dei sette impianti di depurazione delle acque reflue del Comune di Reggio Calabria.
Indagine
Il provvedimento rientra nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia della Procura della Repubblica di Reggio Calabria, avviata nel corso del 2025 e convenzionalmente denominata “Panta Rei”, scaturita da segnalazioni relative a gravi anomalie operative riscontrate presso gli impianti di depurazione di Ravagnese e Catona.
Nel rispetto dei diritti delle persone sottoposte a indagine, da ritenersi presunte innocenti fino a definitivo accertamento di colpevolezza con sentenza irrevocabile, le attività investigative – condotte anche mediante un sistema di videosorveglianza, con il supporto del Nucleo Elicotteri di Vibo Valentia e l’ausilio di un consulente tecnico – hanno consentito di delineare, nella prospettazione accusatoria che sarà vagliata nel contraddittorio con la difesa davanti al giudice, un quadro di gestione sistematicamente illecita degli impianti.
Violazione delle prescrizioni
Secondo quanto emerso, la conduzione degli impianti sarebbe avvenuta in violazione delle prescrizioni contenute nei titoli autorizzativi ambientali, compresa l’autorizzazione allo scarico, al fine di conseguire risparmi di spesa, configurando una frode ai danni dell’ente comunale. In particolare, contestata la presunta gestione illecita dei rifiuti prodotti dal ciclo depurativo, con specifico riferimento ai fanghi di depurazione, attraverso il loro deposito incontrollato in luoghi non autorizzati e lo sversamento illecito in mare.
Le indagini avrebbero inoltre evidenziato che gli impianti sarebbero stati gestiti in modo tale da consentire lo scarico in mare di acque reflue non adeguatamente trattate. Le analisi effettuate avrebbero registrato il superamento dei limiti tabellari previsti dalla normativa ambientale vigente e fissati nei provvedimenti autorizzativi, con riferimento ai principali parametri chimico-fisici e microbiologici, attestando il mancato rispetto delle condizioni necessarie a garantire un corretto processo di depurazione prima dello scarico nel corpo recettore.
Il valore complessivo dei beni mobili e immobili sottoposti a sequestro è stimato in circa 10 milioni di euro. L’inchiesta prosegue nella fase delle indagini preliminari sotto il coordinamento della Dda reggina.


