Clima di intimidazioni negli ospedali vibonesi: l’allarme del Sindacato Medici Italiani

Lettera alla prefetta e ai commissari dell’Asp per denunciare episodi di violenza contro il personale sanitario. Solidarietà alla dottoressa Piperno dopo il tentativo di aggressione al Pronto soccorso di Tropea

Il Sindacato Medici Italiani (SMI) della Calabria rompe il silenzio e denuncia un clima sempre più preoccupante di intimidazione e violenza ai danni di medici e operatori sanitari. Con una lettera indirizzata alla prefetta di Vibo Valentia e ai commissari straordinari dell’Asp, il sindacato chiede interventi urgenti per garantire la sicurezza nei presidi sanitari del territorio.

Il documento

Nel documento, firmato dai dirigenti regionali De Matteis e Iemboli, viene espressa piena solidarietà alla dottoressa Alessia Piperno, delegata dello SMI, che nei giorni scorsi è stata vittima di un tentativo di aggressione mentre era in servizio al Pronto soccorso di Tropea. L’episodio, secondo quanto riferito, sarebbe stato perpetrato da un dipendente dell’ospedale, parente di una paziente. Per il sindacato, quanto accaduto non rappresenta un caso isolato ma il sintomo di un disagio più profondo che investe l’intero sistema sanitario. “È necessario impegnarsi nella società – sottolineano De Matteis e Iemboli – per ristabilire un nuovo patto di rispetto reciproco tra cittadini, personale medico-sanitario e istituzioni”.

Il rilancio della medicina

Tra le criticità evidenziate, la gestione dei tempi di accesso e di presa in carico dei pazienti, che richiede una programmazione più efficace. In questa direzione, lo SMI ritiene indispensabile un deciso rilancio della medicina territoriale e una piena valorizzazione della medicina generale e ospedaliera, attraverso servizi più capillari, il rafforzamento degli organici e un adeguamento degli stipendi dei medici italiani agli standard europei.

Appello ai vertici Asp

Infine, l’appello diretto ai vertici dell’Asp di Vibo Valentia: servono misure immediate e mirate per prevenire nuovi episodi di violenza, come sistemi di videosorveglianza e la presenza di guardie giurate nei presidi sanitari. “È un intervento non più rinviabile – concludono – per tutelare chi ogni giorno garantisce il diritto alla salute”.

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