Spilinga ha reso omaggio alle vittime della Shoah in occasione del Giorno della Memoria con un’iniziativa svoltasi nel Salone comunale. Al centro dell’incontro la proiezione del docufilm Mio padre nel lager, con la regia di Enzo Carone, tratto dall’omonimo libro di Antonio Pugliese. Alla manifestazione hanno partecipato il sindaco di Spilinga Enzo Marasco, l’autore del volume e gli studenti della scuola primaria e secondaria, protagonisti di un intenso momento di dialogo e riflessione.
Il monito di Primo Levi
La ricorrenza ha richiamato il dovere di non dimenticare i crimini compiuti dal nazismo durante la Seconda guerra mondiale. Come ammonisce Primo Levi, nella poesia che apre Se questo è un uomo, la memoria delle atrocità vissute nei lager – Auschwitz su tutti – è necessaria affinché la disumanità, definita “male assoluto”, non si ripeta. Un concetto ribadito anche ne I sommersi e i salvati (1986), dove Levi sottolinea come conoscere sia indispensabile, perché ciò che è accaduto può tornare e le coscienze possono nuovamente essere oscurate. Un’analisi che si intreccia con la riflessione sulla “zona grigia” e sul delirio di onnipotenza del potere, capace di generare nuove forme di violenza e sopraffazione.
La storia di Giuseppe Pugliese
Fulcro dell’iniziativa il libro Mio padre nel lager di Antonio Pugliese, già docente dell’Università di Messina, da cui è stato tratto il docufilm proiettato nel corso dell’incontro. L’opera ricostruisce la drammatica vicenda di Giuseppe Pugliese, carabiniere di stanza in Grecia che, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, venne deportato in Germania e riuscì a rientrare in Italia solo al termine della guerra. La narrazione alterna immagini di repertorio e scene interpretate da attori locali, restituendo con forza la brutalità dei lager e la riduzione di milioni di esseri umani a corpi martoriati e senza dignità.
Il messaggio delle istituzioni
Ad aprire la giornata è stato il sindaco Enzo Marasco, che ha sottolineato il valore della ricorrenza: «Il Comune di Spilinga ricorda e onora le vittime dell’Olocausto e di tutte le conseguenze della Shoah, rinnovando l’impegno a promuovere la cultura della pace, della tolleranza e del rispetto dei diritti umani». Un ringraziamento particolare rivolto al dirigente scolastico Francesco Fiumara dell’Istituto comprensivo Tropea-Ricadi “Don Francesco Mottola” per aver consentito la partecipazione attiva di studenti e docenti.
Le domande degli studenti
Prima della proiezione, gli studenti hanno rivolto numerose domande all’autore: perché l’uomo è stato capace di tali atrocità, cosa fossero i lager, perché gli ebrei furono perseguitati, come cambiò la vita del padre dopo il campo di concentramento e quale fosse la condizione dei bambini. Un confronto diretto che ha trasformato la memoria storica in strumento educativo e civile.
La rinascita attraverso la scultura
Particolarmente toccante il racconto della vita di Giuseppe Pugliese dopo il ritorno a casa. Il dolore vissuto nei lager trovò espressione nell’arte: divenne scultore, realizzando bassorilievi in legno e sculture in pietra bianca. Le sue opere sono raccolte nel volume Giuseppe Pugliese. L’artista solitario (2011), sempre a cura del figlio Antonio, dove emergono “volti piagati ma non piegati”, testimonianza di un’interiorità segnata ma resistente.
Le letture finali
La giornata si è conclusa con letture affidate agli studenti, tra cui il celebre discorso finale del film Il grande dittatore di Charlie Chaplin, potente invito alla pace e alla fraternità. La professoressa Raffaella Pugliese ha poi letto un passo tratto da Il silenzio dei vivi di Elisa Springer, ribadendo come la pace nasca da scelte quotidiane di vita, perdono e responsabilità. La manifestazione è stata coordinata da Nicola Rombolà, docente dell’IIS “P. Galluppi” di Tropea, suggellando una giornata intensa, capace di unire memoria, educazione e impegno civile.


