La riorganizzazione dell’Azienda sanitaria di Vibo Valentia parte da una presa d’atto che non ha bisogno di interpretazioni: la sanità provinciale si regge da anni su un equilibrio precario, fatto di carenze di personale, turni scoperti e servizi garantiti solo grazie al sacrificio quotidiano di chi lavora nei reparti e sul territorio. I commissari straordinari provano a ricostruire un quadro ordinato, mettendo insieme ciò che oggi manca, ciò che è possibile programmare e ciò che dovrà essere recuperato nel tempo. Ne viene fuori una fotografia dettagliata, che per la prima volta quantifica il deficit reale dell’organico e indica come si vorrebbe intervenire.
Il dato di fondo: una sanità che lavora sotto organico
Il numero che sintetizza l’intero piano è uno solo: oltre 170 unità di personale mancanti rispetto al fabbisogno ritenuto necessario per garantire servizi ordinari, continui e sicuri. Non si tratta di un’emergenza temporanea, ma di un vuoto strutturale che coinvolge ospedali, territorio, emergenza, laboratori e apparato amministrativo. È su questo squilibrio che si sono innestate negli anni le difficoltà che i cittadini toccano con mano ogni giorno. Negli ospedali della provincia la carenza più grave riguarda i medici. Tra Vibo Valentia, Tropea e Serra San Bruno mancano più di 40 camici bianchi rispetto a una dotazione considerata minima. Un deficit che pesa soprattutto sui reparti più esposti, dove la copertura dei turni è affidata a soluzioni di emergenza. Anche il personale infermieristico è insufficiente: servirebbero almeno 25 infermieri in più per garantire una gestione ordinaria dei reparti. A questi si aggiunge la mancanza di circa 10 operatori di supporto, figure indispensabili per il funzionamento quotidiano delle strutture ospedaliere. Numeri che spiegano perché, in molti casi, l’offerta sanitaria risulti ridotta o discontinua.
Territorio: il grande squilibrio mai risolto
Il piano riconosce che la sanità territoriale è stata per anni il settore più trascurato. Qui il deficit di personale è particolarmente pesante e incide direttamente sull’assistenza domiciliare, sui servizi distrettuali e sulla prevenzione. Mancano oltre 40 operatori di supporto, fondamentali per seguire pazienti fragili, anziani e non autosufficienti. Sono sottodimensionati anche i servizi medici territoriali e quelli tecnici, con un effetto diretto: i cittadini finiscono per rivolgersi agli ospedali anche per bisogni che potrebbero essere gestiti fuori dai reparti. È uno dei punti su cui i commissari dichiarano di voler intervenire con maggiore decisione.
Emergenza: coperture insufficienti
Anche il sistema di emergenza risente della carenza di personale. Il piano segnala un vuoto di circa 9 unità tra medici e operatori, una mancanza che rende difficile garantire una copertura stabile e continua. Una criticità che si riflette sui tempi di intervento e sulla tenuta complessiva del servizio. Il documento dedica attenzione anche a figure meno visibili ma decisive. Nei laboratori e nei servizi diagnostici mancano oltre 12 tecnici, mentre l’area amministrativa registra un deficit di più di 20 unità. Senza questi profili, rallentano prenotazioni, referti, procedure interne e organizzazione dei servizi. È un problema che non si vede nei reparti, ma che incide direttamente sulla qualità dell’assistenza.
Il piano delle assunzioni
Di fronte a questo quadro, il piano dei commissari non promette una soluzione immediata e totale. La strategia è quella di un recupero graduale, con priorità definite. Le assunzioni programmate si concentrano innanzitutto su: reparti ospedalieri più in sofferenza, sistema di emergenza, assistenza territoriale. L’obiettivo dichiarato è mettere in sicurezza i servizi essenziali, riducendo il ricorso continuo a soluzioni tampone. Negli ospedali, il piano punta a recuperare progressivamente le oltre 40 unità mediche mancanti, partendo dai servizi indispensabili per garantire continuità assistenziale. Per gli infermieri, le assunzioni previste mirano a colmare almeno una parte delle 25 unità oggi assenti, mentre per gli operatori di supporto è previsto un rafforzamento mirato.
Sul territorio, la programmazione prevede l’inserimento di personale sanitario e di supporto per riequilibrare l’assistenza domiciliare e distrettuale, con particolare attenzione alle aree oggi più scoperte. Nel sistema di emergenza, le assunzioni programmate puntano a coprire il deficit segnalato, stabilizzando un servizio oggi sotto pressione. Previsti interventi anche su tecnici e amministrativi, considerati indispensabili per il funzionamento complessivo dell’azienda.
Una riorganizzazione progressiva
Il piano è esplicito su un punto: non tutte le carenze saranno colmate subito. Molte assunzioni sono legate a un percorso progressivo, compatibile con le capacità operative dell’azienda. In altre parole, il documento non offre una risposta immediata a tutti i vuoti accumulati negli anni. È una scelta prudente, ma che lascia aperta una questione decisiva. La riorganizzazione dell’Asp di Vibo Valentia prova a rimettere ordine dopo anni di gestione emergenziale. I numeri ci sono, le priorità sono indicate, il piano delle assunzioni è tracciato. Ma per i cittadini il metro di giudizio resta uno solo: quando e dove vedranno arrivare nuovi medici, infermieri e operatori. Dopo anni di sanità al limite, la credibilità del cambiamento non si misurerà nei documenti, ma nei corridoi degli ospedali e nei servizi sul territorio.


