L’intervista pubblicata su Il Vibonese.it a firma di Enrico De Girolamo ha avuto il merito di togliere ogni velo di ipocrisia: nel Partito democratico vibonese non c’è solo una crisi amministrativa, c’è una spaccatura politica profonda, permanente e ormai strutturale, che rischia di riverberarsi sull’intero equilibrio regionale. Teresa Esposito – che tiene a precisare “segretaria, non segretario” – mette nero su bianco una situazione che da mesi serpeggia nei corridoi della politica locale: il consigliere comunale Domenico Console, ex Forza Italia, non è tesserato Pd, non può esserlo per statuto, eppure partecipa alle direzioni provinciali come se nulla fosse. Un’anomalia che la stessa segretaria definisce imbarazzante: “Fino a quando non lo dipaneremo ci troveremo sempre in difficoltà, perché lui non è del Pd e non può esserlo”.
Il nodo Domenico Console
Ma il punto politico vero non è Console in sé. Il punto è ciò che rappresenta. Console, oggi, è considerato l’uomo di riferimento in Consiglio comunale dell’area che fa capo a Ernesto Alecci, capogruppo del Pd in Consiglio regionale. Ed è qui che la frattura diventa esplosiva. Perché a livello regionale Alecci è un dirigente di primo piano del Partito democratico calabrese, mentre a Vibo l’area che si richiama a lui viene guardata con sospetto, se non apertamente delegittimata. La stessa Esposito lo ammette senza giri di parole: “Chi a Vibo dice di essere alecciano mette il consigliere Alecci in una situazione ambigua. Il problema non è Alecci in sé – che dà lustro al Pd regionale – ma il rispetto delle regole”. Tradotto dal politichese: a livello regionale Alecci è una risorsa, a Vibo la sua area è percepita come un corpo estraneo. Un paradosso che racconta meglio di qualsiasi analisi quanto il Pd sia ormai diviso non solo sul piano locale, ma su quello territoriale e politico.
Le conseguenze sono pesanti
E le conseguenze sono già sotto gli occhi di tutti. I quattro consiglieri comunali vicini ad Alecci, oggi, risultano di fatto ai margini delle dinamiche di governo cittadino, mentre intorno proprio a Console si è sviluppata la crisi che sta paralizzando Palazzo Luigi Razza. Una crisi che la segretaria cerca di minimizzare sul piano formale, ma che nei fatti si alimenta ogni giorno di veti incrociati, malumori e tensioni continue. Emblematico il passaggio raccontato da De Girolamo sulla direzione provinciale: quando Console prende la parola, in sala scoppia la bagarre, qualcuno chiede apertamente «a che titolo parla», il clima si surriscalda e il sindaco Enzo Romeo lascia la riunione nel momento più teso. Anche se la segretaria prova a smussare l’episodio, il segnale politico resta fortissimo: la frattura è pubblica, visibile, incontrollabile.
Il sostegno al sindaco fa comodo
Nel frattempo, mentre il Pd proclama sostegno pieno al sindaco, la realtà è che questa guerra interna rende ogni scelta amministrativa inutile, invisibile. Rimpasti, assessorati, equilibri di maggioranza: tutto passa attraverso una resa dei conti che nessuno ha il coraggio di affrontare fino in fondo. Il messaggio che arriva ai cittadini è devastante: un partito che parla di rilancio amministrativo mentre non riesce nemmeno a decidere chi è dentro e chi è fuori dalla propria casa politica. E soprattutto emerge una verità scomoda: il Pd calabrese non è una comunità politica unitaria, ma un arcipelago di correnti che si tollerano solo quando conviene. A Vibo Valentia questa contraddizione esplode in modo plastico: un dirigente regionale di peso come Alecci viene rispettato nei palazzi della Regione, ma la sua area viene guardata con diffidenza nel capoluogo di provincia.
L’instabilità alimentata anche dal Pd
Il risultato è un cortocircuito micidiale: una maggioranza comunale fragile, un Pd spaccato, un sindaco costretto a governare con il partito principale in perenne guerra civile Altro che “sintesi politica”. Qui siamo di fronte a un partito che fatica persino a riconoscere se stesso. E in queste condizioni – come l’intervista di De Girolamo rende evidente – il Pd non solo non aiuta Vibo Valentia a uscire dalla crisi: ne è diventato uno dei principali fattori di instabilità.


