“La toppa è peggio del buco”. Con questa espressione il capogruppo del Partito democratico in Consiglio regionale, Ernesto Alecci, interviene sull’annullamento dei bandi di concorso dell’Arpacal, definendo quanto accaduto un vero e proprio “balletto indecoroso” che “finisce per minare l’immagine dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente”.
Farsa in più atti
Secondo Alecci, “quanto sta emergendo settimana dopo settimana dalla governance di Arpacal assume i contorni di una farsa in più atti”. La pubblicazione dei bandi per l’assunzione di nuovo personale, compresi ruoli dirigenziali a tempo pieno e indeterminato, e il loro successivo annullamento per una “sopravvenuta rivalutazione dell’interesse pubblico e delle esigenze organizzative dell’agenzia”, rappresentano – a suo giudizio – una “gestione confusa e dannosa, soprattutto in una regione come la Calabria, dove Arpacal dovrebbe svolgere un ruolo centrale e improntato alla massima trasparenza”.
Brutta figura per i dipendenti
Il capogruppo Pd sottolinea come questa vicenda rischi di trascinare in una “brutta figura anche i tanti dipendenti dell’Agenzia che, quotidianamente, lavorano con professionalità e coscienza, senza però essere adeguatamente valorizzati. Già al momento della pubblicazione dei bandi – ricorda Alecci – non erano mancate polemiche, ricorsi e perfino la minaccia di esposti in Procura, con contestazioni legate a presunti difetti di motivazione, eccesso di potere, violazioni del principio di economicità dell’azione amministrativa, oltre a illogicità e ingiustizia manifesta”.
Gestione approssimativa
I malumori, secondo quanto riportato anche dagli organi di stampa, provenivano sia dall’interno dell’Agenzia – dove sarebbe emersa l’assenza di una reale necessità di nuovi concorsi, essendo già presenti professionalità idonee a ricoprire quei ruoli – sia dagli idonei di concorsi banditi da altre pubbliche amministrazioni, alle cui graduatorie si dovrebbe attingere prima di indire nuove selezioni. In questo contesto, l’annullamento dei bandi è definito da Alecci come l’”ennesima dimostrazione di una gestione approssimativa”.
Interrogazioni
Il capogruppo Pd richiama inoltre precedenti interrogazioni consiliari con cui aveva già evidenziato scelte ritenute discutibili della governance Arpacal, come la mancata realizzazione di progetti fondamentali – tra cui il monitoraggio delle acque calabresi – e la restituzione di oltre due milioni di euro di fondi europei. Anche in quell’occasione, una selezione di personale finalizzata al progetto venne annullata dopo dieci mesi, a seguito di diffide interne ed esterne, facendo emergere, secondo Alecci, una “confusione generale nella definizione degli obiettivi, nella gestione delle risorse e una carenza di trasparenza nell’amministrazione della cosa pubblica”.
Alla luce degli ultimi sviluppi, Alecci ritiene che sia arrivato il momento di “fare chiarezza” attraverso “scelte nette e definitive da parte del presidente della Regione, Roberto Occhiuto, per restituire vigore e credibilità all’azione dell’Arpacal e al lavoro del suo personale”.


