Il recital pianistico di Andrea Lucchesini, andato in scena ieri sera al Teatro di Vibo Valentia, ha confermato il prestigio dell’interprete e la raffinatezza di un programma costruito con intelligenza musicale. Un concerto di valore indiscutibile, che “avrebbe meritato tutt’altra cornice organizzativa”.
Un omaggio senza racconto
A segnalarlo è Adriana Teti, per anni dirigente del Comune di Vibo Valentia, che in una nota mette in evidenza come un appuntamento intitolato “Omaggio a Maria Tipo” sia stato lasciato privo di una vera introduzione. Nessuna spiegazione iniziale sul legame artistico e umano tra Lucchesini e la sua mentore, nessuna guida all’ascolto dei brani in programma. Solo poche parole finali, insufficienti a restituire al pubblico il senso profondo dell’omaggio. Una mancanza che non è solo formale: senza contesto, il concerto ha perso parte del suo valore culturale e comunicativo, trasformando quello che poteva essere un momento di condivisione intensa in un’esperienza più distante e incompleta.
Il disagio che rovina l’ascolto
A questo si è sommato un disagio pratico difficilmente giustificabile: la temperatura del teatro, definita “inaccettabile”, ha reso l’ascolto faticoso per molti spettatori. La spiegazione fornita – impianto spento per evitare rumori – secondo Adriana Teti non regge. Se esistono problemi tecnici, è compito dell’organizzazione intervenire per tempo, riscaldando gli ambienti in modo adeguato e garantendo condizioni dignitose per tutta la durata dello spettacolo. Costringere il pubblico, in particolare gli abbonati, a seguire un concerto al freddo “non è una semplice disattenzione, ma una mancanza di rispetto che finisce per riflettersi sulla percezione stessa dell’evento”.
Il richiamo ad AMA Calabria
AMA Calabria, realtà da sempre attenta alla proposta artistica, viene così chiamata a una riflessione seria. “In casi come questo -conclude Teti – le scuse non sono un gesto di cortesia ma un atto dovuto verso chi sostiene la programmazione culturale della città”. Un concerto eccellente, dunque, che lascia in eredità una lezione chiara: la qualità artistica non può prescindere da un’organizzazione


