La concessione a Meridionale Petroli rinnovata fino al 2045 non è solo un atto amministrativo. È una scelta politica che pesa come una sentenza sul futuro del porto di Vibo Marina e sull’intero litorale vibonese. A denunciarlo con parole nette è il consigliere regionale Antonio Lo Schiavo, che parla di “26mila metri quadrati blindati” e di una comunità intera ipotecata con un tratto di penna. Una decisione maturata nei palazzi, lontano dal territorio, che archivia in un colpo solo anni di dibattiti, proposte di delocalizzazione e prospettive di sviluppo turistico.
La battaglia ignorata
Lo Schiavo ricorda un percorso politico preciso: emendamenti in Regione per finanziare lo studio di delocalizzazione dei depositi costieri, tavoli istituzionali con l’Autorità portuale, richieste di cronoprogrammi concreti. Un lavoro che aveva un obiettivo chiaro: spostare gli impianti di carburante come scelta di civiltà, di sicurezza e di rilancio economico. Oggi tutto viene spazzato via.
La linea industriale vince, il progetto di riconversione del porto viene accantonato.
Sicurezza e ambiente messi in secondo piano
Non è solo una questione di sviluppo. È anche una questione di rischio. L’impianto è stato in passato posto sotto sequestro per scarichi abusivi e valori anomali di benzene. Vicende che avevano riacceso l’allarme sull’impatto ambientale e sulla sicurezza in un’area a ridosso di abitazioni, spiagge e attività turistiche. Prescrizioni rigide, controlli, criticità che ora continueranno a gravare sul territorio per altri vent’anni. A pagarne il prezzo, ancora una volta, saranno cittadini e ambiente.
Il porto decide, la città subisce
Il nodo politico è tutto qui. Un’Autorità portuale che decide unilateralmente – annota Antonio Lo Schiavo – cosa dovrà diventare Vibo Marina per i prossimi due decenni, ignorando il voto unanime del Consiglio comunale, le istanze della comunità e ogni ipotesi di sviluppo alternativo. Una scelta calata dall’alto che certifica un principio inquietante: il destino del territorio non lo decidono i cittadini, ma gli equilibri industriali. Con questo rinnovo si affievoliscono – se non si azzerano – le prospettive di un porto turistico moderno, di una vera riqualificazione urbana, di un’economia legata all’accoglienza e ai servizi. Il litorale vibonese resta ostaggio dei serbatoi di carburante, mentre i progetti di rilancio vengono compressi in una contraddizione insanabile: parlare di turismo e continuare a consolidare un grande polo petrolifero nel cuore della costa. È il colpo più duro allo sviluppo possibile.
La partita non può chiudersi qui
Lo Schiavo, infine, chiama ora all’azione l’amministrazione comunale e tutte le forze politiche, senza bandiere di partito: esistono strumenti amministrativi e giuridici per impugnare il provvedimento, e vanno utilizzati fino in fondo. Ma serve anche una mobilitazione dei cittadini, perché il futuro non può essere deciso in silenzio, in conferenze dei servizi semivuote, tra carte e timbri. La scelta dell’Autorità portuale consegna il territorio a vent’anni di immobilismo industriale, congelando ogni vera possibilità di rinascita turistica, occupazionale e urbanistica. Questa è una mazzata che pesa sul presente e ipoteca il domani. E se non verrà contrastata ora, rischia di diventare l’ennesima occasione perduta di una città che continua a pagare decisioni prese altrove.


