Anche Spilinga ha celebrato il Giorno del Ricordo, istituito con la legge 30 marzo 2004, n. 92, per rievocare la tragedia delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata. La data del 10 febbraio richiama la firma dei Trattati di Parigi del 1947, che sancirono il passaggio alla Jugoslavia dell’Istria, del Quarnaro, di Zara e di gran parte della Venezia Giulia, oltre all’istituzione del Territorio Libero di Trieste. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, nelle aree di confine si consumarono violenze e rappresaglie che colpirono migliaia di italiani, molti dei quali furono infoibati, ossia gettati nelle cavità carsiche tipiche di quelle zone. Una pagina complessa e dolorosa della storia nazionale, a lungo rimasta ai margini del dibattito pubblico e riportata all’attenzione grazie anche alle testimonianze dirette dei sopravvissuti.
L’iniziativa a Spilinga: studenti al centro
La commemorazione si è svolta nel salone di piazza San Michele, su iniziativa dell’amministrazione comunale. Protagonisti gli alunni del plesso di Spilinga dell’Istituto comprensivo Tropea-Ricadi e una rappresentanza degli studenti dell’IIS “Galluppi” di Tropea. Al centro dell’incontro il libro La bambina con la valigia, scritto da Egea Haffner insieme a Gigliola Alvisi. Gli studenti hanno proposto una drammatizzazione ispirata alla vicenda autobiografica dell’autrice, concludendo con una performance sulle note di “Imagine” di John Lennon, simbolo universale di pace e fratellanza.
Le istituzioni e il valore della memoria
Tra le autorità presenti il viceprefetto Maria Luisa Greco, i dirigenti scolastici Nicolantonio Cutuli e Francesco Fiumara, oltre a una rappresentanza dell’Arma dei Carabinieri – Stazione di Spilinga – guidata dal maresciallo Antonio Palmiero. Ad aprire i lavori il sindaco Enzo Marasco, che ha sottolineato l’importanza di custodire la memoria “per costruire un futuro di pace e di convivenza”, ricordando il valore simbolico del dono del libro agli studenti. Il viceprefetto Greco ha ringraziato Comune e scuola per l’opportunità di riflessione su eventi che hanno segnato profondamente la vita di intere comunità. I dirigenti scolastici hanno evidenziato il valore educativo di momenti come questo, capaci di rafforzare nei giovani la consapevolezza storica e civile.
La letteratura come custode della storia
A relazionare è stata Chiara Marasco, docente e studiosa della letteratura memorialistica dell’esodo giuliano-dalmata, che ha ricostruito il contesto storico, politico e geografico dell’area di confine, segnata da tensioni etniche e drammatiche ritorsioni. Nel suo intervento ha richiamato il ruolo fondamentale della narrativa nel tramandare la memoria, citando autori come Enzo Bettizza, Fulvio Tomizza, Marisa Madieri e Claudio Magris. Particolare attenzione è stata dedicata proprio alla figura di Egea Haffner: la fotografia in copertina del libro, che la ritrae bambina a Pola il 6 luglio 1946 con una valigia in mano, è divenuta nel tempo uno dei simboli più potenti dell’esodo istriano, giuliano e dalmata.
L’incontro, coordinato dal docente Nicola Rombolà, si è concluso in un clima di partecipazione e raccoglimento, con un messaggio condiviso: fare memoria per educare le nuove generazioni al rispetto, alla convivenza civile e alla pace.





