La questione dei depositi costieri torna al centro del confronto politico con un elemento nuovo, messo in evidenza dalla Gazzetta del Sud, stamane in edicola: all’interno del Partito democratico si starebbe facendo strada, anche attraverso dialoghi riservati, l’ipotesi di attivare gli strumenti previsti dalla legge 84/94 per proporre una variante al Piano regolatore portuale e rivedere l’assetto dell’area oggi occupata dalla Meridionale Petroli. Una proposta che riporta la discussione su un piano strutturale e di medio-lungo periodo. Ma che, al tempo stesso, evidenzia un dato politico e amministrativo non secondario: oggi sembrano sovrapporsi due percorsi distinti.
Protocollo d’intesa e legge 84/94: due strade parallele
Da un lato c’è la linea seguita dall’amministrazione guidata dal sindaco Enzo Romeo, che utilizza la leva di un protocollo d’intesa che dovrà essere sottoscritto da Meridionale Petroli, Ministero delle Infrastrutture, Regione e Comune per sostenere la richiesta di rinnovo della concessione demaniale a termine, così da consentire nel frattempo la delocalizzazione dei depositi. Dall’altro lato emerge ora l’ipotesi di ricorrere alla legge 84/94, che consente al presidente dell’Autorità di sistema portuale, autonomamente o su richiesta di Regione o Comune, di proporre varianti-stralcio al Piano regolatore portuale per ridefinire la qualificazione funzionale di singole porzioni dello scalo. Due percorsi che non sono necessariamente incompatibili, ma che appaiono svilupparsi in parallelo, senza che sia chiaro quale sia la regia complessiva. Ed è proprio questo il punto che suscita interrogativi.
Un’idea che emerge solo ora
L’ipotesi della variante urbanistica prende corpo nel dibattito interno al Pd. Tuttavia, trattandosi di uno strumento previsto dall’ordinamento e potenzialmente decisivo per ridisegnare il futuro del porto, ci si chiede se non avrebbe dovuto rappresentare fin dall’inizio un elemento centrale di discussione e confronto all’interno dell’amministrazione, prima di affrontare nella sua complessità la partita Meridionale Petroli.
Il fatto che questa opzione emerga solo ora dà l’impressione di una costruzione progressiva e non pienamente coordinata della strategia. Non si tratta di una questione di fiducia politica nella maggioranza, quanto piuttosto della percezione che manchi una visione organica capace di integrare strumenti amministrativi, indirizzo politico e pianificazione urbanistica.
Il silenzio dopo la Conferenza dei servizi
Sul fondo resta poi il tema del rinnovo ventennale della concessione: la Conferenza dei servizi convocata dall’Autorità portuale ha acquisito tutti i pareri favorevoli. Dopo la chiusura del procedimento, però, sulla questione sembra essere calato un silenzio istituzionale, mentre la Regione non risulta aver assunto una posizione pubblica sull’ipotesi del rinnovo a termine sostenuto attraverso il protocollo d’intesa. Nel frattempo, il mandato espresso dall’intero Consiglio comunale sulla delocalizzazione appare meno nitido nel dibattito pubblico, quasi assorbito dentro una dinamica tecnica e procedurale.
La vicenda dei depositi costieri resta dunque aperta e nello stesso tempo confusa. Ma ciò che oggi emerge, più che uno scontro politico interno, è l’esigenza di una cornice strategica chiara e condivisa, capace di tenere insieme visione urbanistica, strumenti normativi e scelte amministrative. Perché sul futuro del porto di Vibo Marina non si gioca solo una concessione, ma l’identità stessa dello sviluppo cittadino.


