Anche il comprensorio montano delle Serre ha deciso di alzare la testa in difesa della sanità, trasformando l’amarezza per anni di tagli e disservizi in un’azione legislativa concreta. Ha preso ufficialmente il via l’iniziativa popolare per la tutela della salute nelle zone periferiche, una proposta di legge che vede nel Comitato San Bruno il suo motore pulsante e nello slogan #dirittodifesaallasalute il suo grido di battaglia.
I numeri di un successo annunciato
I dati che arrivano dai banchetti di raccolta testimoniano una sete di dignità che non può più essere ignorata dalla politica regionale. Solo nella mattinata odierna, al banchetto allestito nella centralissima Piazza Azaria Tedeschi, sono state raccolte 650 firme in appena quattro ore. Ma il dato è ancora più imponente se si guarda alla scala regionale: sono già oltre 3.000 i cittadini che hanno apposto il proprio nome per dire “no” allo smantellamento dei presidi sanitari nei territori più fragili. Il traguardo delle 5.000 firme è ormai nel mirino e appare come una formalità di fronte a un’onda d’urto che coinvolge indistintamente tutte le aree con ospedali montani.
Assenti? Nessuno
Ciò che rende questa battaglia diversa dalle precedenti è l’unità del territorio. Il Comitato San Bruno, attraverso i propri canali social, ha espresso un ringraziamento unanime: dai sindaci di tutto il comprensorio agli amministratori, dai consiglieri di maggioranza a quelli di minoranza, fino ai singoli cittadini. Nessuna crepa, nessuna divisione. “Il comprensorio si sta mobilitando come non mai. Assenti? Nessuno. È una lotta unanime, una battaglia condivisa: la forza di un territorio intero che chiede rispetto”, scrivono dal Comitato.
La salute oltre le bandiere
La strategia è chiara: superare gli steccati ideologici per proteggere il diritto alla vita. La sanità nelle Serre non ha colori politici né bandiere elettorali. La rete dei punti di raccolta si sta espandendo in ogni comune, con nuove date che verranno comunicate a breve per permettere a ogni residente di partecipare a quella che viene definita “una pagina importante per il futuro delle nostre comunità”. Stavolta il grido dei cittadini uniti è troppo forte per restare inascoltato nelle stanze del potere. La montagna calabrese ha tracciato il solco: la salute è un diritto che non può essere sacrificato sull’altare dei bilanci o della marginalità geografica.


