La fine del ballottaggio nei Comuni con più di 15 mila abitanti è sempre più vicina. La commissione Affari costituzionali del Senato ha infatti conferito il mandato al relatore Alberto Balboni (FdI) a riferire in Aula sul disegno di legge che abbassa dal 50 al 40 per cento la soglia necessaria per eleggere il sindaco al primo turno, eliminando così, oltre quella percentuale, il ricorso al secondo turno. La riforma – fortemente voluta dalla maggioranza di centrodestra – segna una svolta significativa nell’assetto delle elezioni amministrative, modificando un impianto che da anni regola la scelta dei primi cittadini nei centri più popolosi.
Cosa cambia con il nuovo sistema
Come spiega la Gazzetta del Sud stamane in edicola, con il testo attuale, nei Comuni sopra i 15 mila abitanti è necessario superare il 50% dei voti per essere eletti al primo turno; in caso contrario si va al ballottaggio tra i due candidati più votati. Il disegno di legge unitario del centrodestra prevede invece che la soglia venga abbassata al 40%. Se un candidato sindaco supera questa percentuale, sarà proclamato eletto senza necessità di secondo turno. La proposta era stata inizialmente presentata come emendamento al decreto Elezioni dello scorso anno, poi ritirata e successivamente riproposta sotto forma di ddl, firmato da tutti i capigruppo di maggioranza: Lucio Malan (FdI), Maurizio Gasparri (FI), Massimiliano Romeo (Lega) e Micaela Biancofiore (Nm).
Le modifiche approvate
Durante l’esame in commissione sono stati approvati due emendamenti di maggioranza che incidono ulteriormente sul sistema: eliminazione del voto disgiunto; introduzione della figura del consigliere supplente per il consigliere eletto che venga chiamato a far parte della Giunta. Si tratta di correttivi che, nelle intenzioni dei proponenti, dovrebbero rendere più lineare il quadro politico-amministrativo e garantire maggiore stabilità agli esecutivi locali. La Conferenza dei capigruppo ha calendarizzato il provvedimento in Aula dal 14 al 16 aprile. Se il testo dovesse essere approvato in via definitiva, le nuove regole entrerebbero in vigore in tempi brevi.
Gli effetti in Calabria
Le conseguenze saranno differenziate sul territorio calabrese. Reggio Calabria e Crotone, chiamate alle urne tra qualche mese, voteranno ancora con le “vecchie” regole e dunque con l’eventuale doppio turno in caso di mancato raggiungimento del 50%. Diverso il caso di Catanzaro e Cosenza che, andando al voto l’anno prossimo, si troverebbero a sperimentare il nuovo sistema elettorale, qualora la riforma venga definitivamente varata.
La “rivoluzione” delle Comunali procede a passo spedito e potrebbe ridisegnare gli equilibri politici nei centri medio-grandi, incidendo sulle strategie delle coalizioni e sulle dinamiche delle alleanze. Un cambiamento che non è soltanto tecnico, ma politico: abbassare la soglia significa rendere più probabile l’elezione immediata del sindaco e, al tempo stesso, ridurre il peso delle trattative tra primo e secondo turno. Una partita che, soprattutto nei contesti più frammentati, potrebbe cambiare profondamente il volto delle amministrazioni locali.


