Non basta la cartolina di una città turistica d’eccellenza se, a pochi passi dal centro, i cittadini sono costretti a rincasare facendosi luce con i cellulari. Questo il senso della nota diffusa da Antonio Piserà, già consigliere comunale, che riporta sotto i riflettori – stavolta quelli spenti – la critica situazione di Contrada Labirinto.
L’immobilismo istituzionale
Il cuore della polemica non è solo tecnico, ma squisitamente politico-amministrativo. Piserà evidenzia un paradosso: nonostante una PEC ufficiale inviata il 20 dicembre e i continui solleciti dei residenti, la macchina comunale sembra essersi inceppata. “È inaccettabile che un servizio essenziale venga meno per mesi senza interventi. La sicurezza non è un problema secondario”, scrive Piserà, il quale fa sapere che “ i quattro lampioni sono fuori uso da fine settembre; il tratto di strada serve 60 famiglie, con una forte presenza di anziani e bambini e la mancanza di visibilità aumenta esponenzialmente il pericolo di incidenti stradali e aggressioni”.
Una questione di rispetto
Il tono dell’ex consigliere si fa più serrato quando si rivolge direttamente alla Commissione Straordinaria. Il richiamo è al “senso di responsabilità” e al dovere delle istituzioni di garantire la vivibilità minima. Secondo Piserà, ignorare Contrada Labirinto significa mancare di rispetto a una comunità che ha finora dimostrato un enorme senso civico e una pazienza ormai agli sgoccioli. L’appello finale è un aut-aut: dopo “mesi di attesa e segnalazioni cadute nel vuoto”, la politica e la gestione commissariale “sono chiamate a dare risposte concrete. Non si chiedono grandi opere, ma semplicemente la luce”.



