L’economia del Mezzogiorno è chiamata a una sfida cruciale: reggersi sulle proprie forze. Gli incentivi che negli ultimi anni hanno sostenuto la crescita non saranno eterni, e il contesto geopolitico globale – segnato da instabilità e scelte politiche imprevedibili – impone prudenza e visione strategica. Il tema riguarda da vicino la Calabria, regione dal tessuto produttivo fragile, e emerge con chiarezza dall’analisi della legge di bilancio, in particolare sul capitolo dedicato alla Zes unica per il Mezzogiorno.
Rifinanziamento e sostenibilità
A fare il punto è l’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb), che esamina il rifinanziamento del credito d’imposta Zes: 2,3 miliardi di euro per il 2026, un miliardo per il 2027 e 750 milioni per il 2028. Una misura che rientra tra gli interventi temporanei e che, se confermata negli anni successivi, richiederebbe nuove coperture per evitare effetti negativi sui conti pubblici.
Non si tratta di un intervento “occasionale”, evidenzia con dovizia di particolari Francesco Ranieri con un articolo firmato sulla Gazzetta del Sud stamane in edicola, ma la progressiva riduzione delle risorse nel triennio solleva interrogativi sulla tenuta nel tempo. È vero: offrire un orizzonte triennale consente alle imprese di pianificare con maggiore serenità, mettendo al riparo – almeno per ora – dall’incertezza dei rinnovi annuali. A queste somme si aggiungono circa 830 milioni per l’incremento e l’estensione del credito, di cui 500 milioni già nel 2026. Tuttavia, l’ampliamento della platea alle regioni Umbria e Marche non è stato accompagnato da un aumento dello stanziamento complessivo.
Il nodo delle domande eccedenti
Qui si innesta il punto più delicato. Le aliquote del credito devono rientrare nel tetto delle risorse disponibili. Se le richieste superano lo stanziamento, scatta un meccanismo di ridistribuzione che riduce proporzionalmente il beneficio per tutti. Come osserva l’Upb, “considerate le risorse stanziate per il periodo 2026-28, il rischio di un ridimensionamento ex post dell’agevolazione appare piuttosto elevato”. Un passaggio che mette in luce il vero problema: l’incertezza sull’importo effettivo del contributo rischia di frenare gli investimenti, proprio mentre si tenta di consolidare la crescita.
Oltre la spesa pubblica
La Zes, dunque, resta uno strumento operativo e attrattivo. Ma le risorse non sono illimitate, né sul piano quantitativo né su quello temporale. Per questo il rafforzamento dell’economia meridionale – e calabrese in particolare – non può dipendere da una sola leva. Negli ultimi anni il Sud ha mostrato segnali incoraggianti. Pnrr, Superbonus e incentivi Zes hanno sostenuto alcuni distretti, consentendo in certi casi performance superiori rispetto al Centro-Nord, frenato anche dalla crisi tedesca. Nel 2024, secondo dati rilanciati dal Corriere della Sera, l’economia meridionale risultava più ampia di 32 miliardi rispetto al periodo pre-pandemia, con una crescita del 9% tra il 2019 e il 2023.
Ma si tratta di uno sviluppo trainato in larga parte dalla spesa pubblica straordinaria, difficilmente replicabile nel lungo periodo. La vera partita, ora, si gioca sulla capacità di trasformare gli incentivi in investimenti strutturali, innovazione, occupazione stabile. Senza questo salto di qualità, il divario rischia di trasformarsi in distanza permanente. Con esso, la prospettiva di un Mezzogiorno finalmente protagonista del proprio destino economico.


