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Concessioni balneari, l’Antitrust impone le gare: stop alle proroghe automatiche, ora i Comuni scelgano da che parte stare

L’Autorità richiama le amministrazioni al rispetto delle regole europee e chiede procedure pubbliche senza altri rinvii. La politica si divide, tra promesse di bandi e nuove spinte per allungare ancora i tempi

Non è più un richiamo formale. È un avvertimento politico e amministrativo che pesa come un macigno sugli enti locali, soprattutto in regioni come la Calabria dove il comparto balneare rappresenta un pezzo decisivo dell’economia turistica. L’Autorità garante della concorrenza e del mercato torna a battere il pugno: basta proroghe automatiche, basta rinvii senza cronoprogramma, basta estensioni generalizzate delle concessioni demaniali marittime. Servono gare pubbliche, subito.

Nel bollettino pubblicato nei giorni scorsi, l’Antitrust ricorda che il legislatore ha esteso l’efficacia delle concessioni in essere fino al 30 settembre 2027 – e, in presenza di ragioni oggettive, fino al 31 marzo 2028 – per consentire una programmazione ordinata delle procedure. Ma quella che doveva essere una finestra tecnica si è trasformata, in molti casi, nell’ennesimo congelamento del problema.

Il nodo delle disapplicazioni

Secondo l’Autorità, numerose amministrazioni hanno semplicemente differito la validità delle concessioni senza fissare tempi certi per i bandi. Un rinvio che, alla luce del diritto europeo, non regge. Il passaggio è cruciale: laddove la normativa interna confligga con i principi euro-unitari, le amministrazioni avrebbero dovuto disapplicarla e procedere comunque con procedure di gara fondate su equità, trasparenza e non discriminazione. Non è un’opzione politica. È un obbligo giuridico. Gli Stati membri – e quindi le loro articolazioni amministrative – devono conformarsi al diritto dell’Unione. In Calabria, dove i cicloni degli ultimi anni hanno colpito duramente diversi impianti, il tema assume un peso ancora maggiore: tra esigenze di tutela degli operatori e rispetto delle regole comunitarie, la linea di confine è sempre più sottile.

Salvini promette il bando, Magi attacca

Nel question time alla Camera, il vicepremier e ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini ha annunciato un bando tipo per le concessioni balneari da adottare entro la fine di marzo. Previsti criteri premiali per chi dimostra esperienza nel settore, investimenti sul territorio, valorizzazione culturale e accessibilità per le persone con disabilità. Il modello dovrebbe prevedere anche un sistema di indennizzi per garantire continuità alle imprese e regole certe a un comparto che attende una soluzione da anni.

Ma la risposta politica è tutt’altro che compatta. Il segretario di Più Europa, Riccardo Magi, accusa la classe dirigente di aver tenuto le gare in ostaggio per decenni, scaricando sull’Europa responsabilità che sono tutte italiane. Secondo Magi, le proroghe hanno ritardato l’ingresso di nuovi imprenditori, soprattutto giovani, producendo un danno economico strutturale.

Sul fronte opposto, Maurizio Gasparri, capogruppo di Forza Italia al Senato, si schiera apertamente per una proroga almeno per le imprese danneggiate dagli eventi climatici, sottolineando il rischio di investimenti senza certezza di ritorno e paventando il pericolo di monopoli privati.

La Calabria al bivio

Qui il tema non è astratto. I numeri del turismo costiero incidono in modo diretto sull’occupazione stagionale, sull’indotto commerciale, sulla tenuta di intere comunità. Ma proprio per questo la scelta non può essere rinviata ancora. Continuare a prorogare senza bandi significa esporre i Comuni a contenziosi, rilievi europei e responsabilità erariali. Procedere con gare trasparenti significa aprire il mercato, tutelare gli investimenti e mettere fine a una stagione di incertezza normativa. L’Antitrust, con l’ennesimo monito, sposta la responsabilità sulle scrivanie dei sindaci e dei dirigenti. Non è più tempo di attese tattiche.

La credibilità delle istituzioni

Il tema delle concessioni non è solo tecnico. È una cartina di tornasole della capacità dello Stato – e delle amministrazioni locali – di far rispettare le regole anche quando toccano interessi consolidati. La Gazzetta del Sud (oggi in edicola) con un articolo firmato da Giuseppe Lo Re ricostruisce con precisione il quadro normativo e politico della vicenda, evidenziando le tensioni che attraversano maggioranza e opposizione. Ma al di là del confronto parlamentare, resta un dato: le proroghe non possono diventare una prassi strutturale. La Calabria, terra di mare e turismo, non può permettersi una gestione sospesa tra rinvii e annunci. Le gare non sono un attacco agli operatori storici: sono uno strumento di legalità e di modernizzazione.

Il tempo delle deroghe sembra scaduto. Ora tocca agli enti locali dimostrare se intendono governare il cambiamento o subirlo. (foto web)

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