C’è una responsabilità che non può più essere nascosta dietro la burocrazia o le schermaglie istituzionali. È quella legata alla mancata attuazione del secondo Pronto soccorso a Catanzaro, formalmente previsto ma ancora lontano dalla realizzazione. A sollevare con forza la questione è Francesco Pitaro, già consigliere regionale e avvocato, da anni impegnato nelle battaglie per la tutela della sanità pubblica cittadina. “L’impegno assunto e disatteso – afferma – genera responsabilità non solo politiche”. Parole nette, che arrivano in un momento in cui il sistema dell’emergenza-urgenza appare sotto pressione costante.
Il “Pugliese” sotto stress
L’ospedale “Pugliese”, unico Dea di II livello dell’area centrale calabrese, regge da solo un carico di circa 56mila accessi l’anno. Numeri che, presi isolatamente, potrebbero non bastare a giustificare una nuova struttura. Ma la realtà racconta altro: limiti strutturali, carenze di personale, turni massacranti e una pressione continua che si traduce in tempi d’attesa spesso insostenibili.
La sofferenza del Pronto soccorso non è più episodica. È strutturale. E a pagarne il prezzo sono prima di tutto i cittadini, soprattutto anziani e malati cronici, costretti a rinunciare alle cure o a rivolgersi al privato.
La legge e il protocollo dimenticati
Nel 2021 la legge regionale che ha istituito l’Azienda “Renato Dulbecco” ha tracciato una direzione precisa. Nel 2023 un protocollo firmato dal commissario Roberto Occhiuto e dal rettore pro tempore dell’Umg ha ribadito la necessità di un secondo Pronto soccorso al presidio “Mater Domini”.
Non si tratta, sottolinea Pitaro, di suggestioni o rivendicazioni di parte, ma di atti ufficiali. “C’è poco da tergiversare o paventarne l’impossibilità per la complessità delle procedure attuative”, ammonisce. Al centro dell’attenzione, come riporta oggi in edicola la Gazzetta del Sud in un articolo firmato da Alessandro Tarantino, c’è proprio il ritardo nell’attuazione di quel protocollo. Un ritardo che pesa come un macigno su una rete ospedaliera già fragile e attraversata da equilibri economici e politici delicati.
Una questione che riguarda tutti
Il dibattito tecnico è aperto. Quello politico, molto meno. Eppure la definizione dell’assetto ospedaliero del capoluogo non è un tema di palazzo: riguarda l’intero hinterland, un bacino vastissimo che fa riferimento al “Pugliese” per ogni emergenza complessa. La sensazione è che il tempo giochi contro. Ogni giorno di rinvio è un giorno in più sulle spalle degli operatori sanitari e dei cittadini che attendono risposte.
Non è più solo una questione di organizzazione. È una questione di credibilità istituzionale e di diritto alla salute. E su questo terreno, a Catanzaro, non sono ammesse altre esitazioni.


