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Dubai sotto le bombe, rientrati in Italia nella notte i 204 studenti italiani: l’abbraccio che chiude l’incubo

Due giorni e due notti di paura negli Emirati per una vacanza studio trasformata in emergenza. Il rientro con una rotta straordinaria e l’arrivo in Calabria tra lacrime, fiori e sollievo

A Dubai, all’improvviso, il tempo si è fermato. Non più una sequenza ordinata di lezioni, escursioni e fotografie tra i grattacieli di vetro, ma un muro compatto fatto di sirene, notifiche sui telefoni e notizie che rimbalzavano da un canale all’altro. Dentro quel muro, 204 studenti italiani hanno trascorso quarantotto ore sospese, con la paura addosso e una sola certezza: tornare a casa.

Erano arrivati nell’Emirato per una vacanza-studio, convinti che il viaggio fosse una linea retta fatta di partenze e ritorni programmati. Poi le esplosioni sull’isola artificiale di Palm Jumeirah, la corsa verso ripari improvvisati, l’attesa nelle camere d’albergo con le televisioni accese su immagini che sembravano appartenere a un altro mondo. Le chat con i genitori diventate un filo sottile ma resistente, capace di tenere insieme la distanza e l’angoscia.

Il volo verso casa

La svolta è arrivata ieri mattina, all’alba. Colazione veloce, valigie chiuse in fretta, pullman direzione Abu Dhabi. Alle 11.45 il decollo verso l’Italia, su una rotta diversa dal solito: prima verso Il Cairo, lontano dal raggio dei missili, poi la traversata del Mediterraneo fino a Milano. Sette ore e quarantacinque minuti con il fiato trattenuto. Non un viaggio qualunque, ma il passaggio da un incubo a una speranza concreta. Alle 19.31 l’atterraggio a Malpensa: fiori, telecamere, applausi. E soprattutto abbracci, lunghi abbastanza da rimettere ordine nelle cose.

Per i ragazzi calabresi, però, il ritorno non era ancora concluso. Taxi fino a Linate, un altro decollo e infine l’arrivo a Lamezia Terme alle 23.40. In aeroporto li aspettavano le braccia aperte dei genitori. Volti segnati dall’ansia, sciolti in un attimo dal sollievo. Un abbraccio che è sembrato senza tempo.

I volti e le parole

Tra loro, Azzurra D’Atri e Mirko Frascino del liceo “Mattei” di Castrovillari, Charlotte Bevilacqua e Vittoria Sigilló del liceo “Galluppi” di Catanzaro. Stremati, ma felici di aver compiuto l’ultimo miglio della loro disavventura. Azzurra parla con la voce ancora incrinata dall’emozione: “Sono felicissima. Siamo finalmente fuori dall’incubo, dopo la paura e l’incertezza. Mi dispiace solo per chi si trova ancora lì e non è riuscito a rientrare. Capisco la loro angoscia, non è facile. In quei momenti i dubbi ti assalgono”.

Poi il pensiero corre ai genitori: “Sono corsa ad abbracciarli. So con quanta ansia hanno seguito tutta l’evoluzione della vicenda. E nonostante la loro angoscia, hanno saputo darmi conforto e sostegno, soprattutto nei momenti iniziali, quelli più difficili”.

Un grazie va anche ai tutor che li hanno accompagnati nel viaggio: “La loro è stata una presenza determinante. Non ci hanno mai lasciati soli”.

Dietro quei sorrisi tirati c’è la consapevolezza di aver attraversato qualcosa che segna. Una lezione diversa da quelle previste dal programma: la fragilità della normalità, il valore di un messaggio che arriva, di un volo che parte, di una porta che si apre su casa. (foto web)

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