Sono partiti dalla Calabria per un lavoro fotografico nel Sud-est asiatico, ma il viaggio di ritorno si è trasformato in un’incertezza totale. Il fotografo vibonese Francesco Mazzitello si trova a Bangkok insieme al figlio Mauro, fotoreporter tra i più stimati, impegnato in un reportage dedicato alle risaie e alla vita rurale della Thailandia. Con loro ci sono anche Cristian Schepis, Giuseppe Marasco e Vincenzo Tomeo, tutti di Nicotera.
Il rientro in Italia era previsto per il 13 marzo, ma il volo è stato cancellato e ora il gruppo si trova a cercare una soluzione alternativa in un contesto complicato dalle tensioni internazionali e dai collegamenti aerei ridotti.
Il viaggio e la coincidenza sfiorata
Il viaggio di andata era iniziato senza problemi. “Siamo partiti facendo Lamezia-Roma, Roma-Dubai e Dubai-Bangkok – racconta Francesco Mazzitello a NoiDiCalabria.it – ed è andato tutto liscio, anche se quel giorno c’era una leggera apprensione a causa dello sciopero delle compagnie aeree”. Una coincidenza che, col senno di poi, si è rivelata decisiva. “Siamo arrivati a Dubai il 28 febbraio e dopo due ore siamo ripartiti per Bangkok. Poco dopo è scoppiata la crisi. Siamo stati fortunati, perché se fossimo rimasti lì, probabilmente saremmo rimasti bloccati già allora”.
Il reportage sulle risaie
La permanenza nel Paese asiatico era legata a un progetto fotografico. Mauro Mazzitello sta realizzando un reportage sulla vita nelle campagne thailandesi. Le immagini documentano in particolare: le risaie terrazzate e le tecniche tradizionali di coltivazione; il lavoro dei contadini; i mercati galleggianti; i templi buddisti e i villaggi rurali. Un lavoro caratterizzato da spostamenti continui per raccontare il rapporto tra territorio e tradizione.
La cancellazione del volo
Il ritorno era programmato sulla rotta Bangkok–Dubai–Roma. Sabato sera è arrivata la prima comunicazione: “Mi avevano scritto che il volo da Dubai a Roma sarebbe partito un’ora prima per motivi tecnici”, racconta Mazzitello. La mattina successiva, la notizia definitiva: “Volo cancellato. Ti dicono solo che ti restituiscono i soldi. Non propongono alternative né spostamenti”.
Da quel momento è iniziata la caccia al biglietto. “Stiamo provando ovunque. Con la compagnia di bandiera ci hanno chiesto cinquemila euro a persona per un diretto”. L’unica soluzione sembra un giro lungo: “Forse abbiamo trovato un volo il 19 marzo via Seul a circa 1500 euro, ma stiamo ancora verificando”.
L’appello alle istituzioni e il problema farmaci
Il gruppo ha chiesto assistenza, ma senza successo. “Mia moglie ha chiamato la Farnesina e l’ambasciata, ma i numeri risultano sempre occupati. In TV parlano di rientri organizzati, ma qui nessuno sa nulla”.
A complicare il soggiorno c’è l’aspetto sanitario: “Io e un’altra persona abbiamo bisogno di medicine che avevamo calcolato fino al 14 marzo. Se restiamo fino al 19, dobbiamo trovare il modo di sostituirle”. In attesa di una soluzione, il gruppo resta bloccato a Bangkok, tra voli saturi e istituzioni silenziose.


