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L’araba fenice di Isola Capo Rizzuto: le ‘ndrine si rigenerano con le “nuove leve”

L’inchiesta “Libeccio” svela la resilienza dei clan Arena, Manfredi e Nicoscia. Dopo i blitz del 2025, le cosche si sono ricompattate grazie ai familiari dei boss detenuti e all'uso di virus informatici per comunicare
arresti isola capo rizzuto

Le ‘ndrine di Isola Capo Rizzuto (Crotone) hanno mostrato una “spiccata resilienza” e la “capacità di ricompattarsi” – per dirla con le parole degli inquirenti – dopo le operazioni che le hanno colpite nel 2025 e all’inizio del 2026, “mantenendo la loro operatività” con le modalità già riscontrate in precedenti indagini. E’ quanto emerso dall’inchiesta “Libeccio”, coordinata dalla Dda di Catanzaro e condotta dai carabinieri del Ros e del Comando provinciale di Crotone, che stamani ha portato a 19 arresti – 18 in carcere ed uno ai domiciliari – di presunti appartenenti alle cosche Arena, Manfredi e Nicoscia.

Le accuse

Il provvedimento è stato notificato in alcune carceri italiane a 5 soggetti che erano già detenuti per altra causa. Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di associazione mafiosa, estorsione, rapina impropria, accesso indebito ai dispositivi idonei alla comunicazione da parte dei soggetti detenuti e di reati in materia di stupefacenti, anche in forma associativa, questi ultimi aggravati dal metodo o dalle finalità mafiose.
Le indagini sono andati avanti dal gennaio del 2024 al luglio 2025, mediante attività di osservazione, pedinamento e controllo, intercettazioni telefoniche, ambientali e con i virus informatici, supportate anche dalle dichiarazioni di 11 collaboratori di giustizia. I risultati si affiancano a quanto già emerso nelle inchieste “Blizzard – folgore” e “Black flower”.

Le estorsioni

I carabinieri hanno ricostruito gli attuali organigrammi delle cosche, con i “veterani” affiancati dalle “nuove leve”, che hanno potuto avvalersi anche dei familiari o dei conviventi degli altri soggetti, già detenuti per precedenti operazioni. Secondo l’accusa, le cosche sarebbero responsabili anche di alcune estorsioni aggravate dal metodo mafioso, una delle quali commessa ai danni del circo Orfei nel giugno 2024, e a un’azienda della provincia di Messina che forniva il nolo dei mezzi a freddo a una società del salernitano, attiva nel territorio nella progettazione e nella realizzazione di impianti elettrici, che si è vista danneggiare diversi veicoli, con un danno, stimato in circa 500.000 euro. (Ansa)

Maxi operazione dei Carabinieri alle prime luci dell’alba, 19 arresti

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