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Occhiuto replica al manager di Pizzo, Ieracitano rilancia: non slogan, servono strumenti veri per il turismo

Dalla risposta del governatore alla controreplica del professionista calabrese emerge un confronto netto su lavoro stagionale, servizi alle imprese e condizioni reali di chi opera nel settore dell’accoglienza

Non più solo una lettera, ma un vero confronto pubblico sul lavoro in Calabria, sul turismo e sul divario tra narrazione istituzionale e realtà vissuta da chi nel settore ci ha lavorato davvero.

Dopo l’appello lanciato da Gianpiero Ieracitano, manager originario di Pizzo Calabro oggi impegnato in Friuli Venezia Giulia, è arrivata la risposta del presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto. Una replica articolata, che rivendica risultati e investimenti, ma che ha provocato una controreplica immediata e durissima dello stesso Ieracitano, deciso a riportare il confronto su un terreno preciso: quello degli strumenti concreti per lavoratori stagionali e imprese turistiche.

La risposta di Occhiuto: in Calabria già fatti incontri per il lavoro

Nel suo messaggio, Occhiuto ha scelto di rispondere direttamente al manager calabrese, definendolo “concittadino” e “giovane calabrese”, spiegando di aver voluto replicare subito per raccontare “ciò che in questi anni abbiamo fatto per la Calabria”. Il presidente ha riconosciuto che la regione continua ad avere molti problemi, ma ha anche rivendicato quasi cinque anni di lavoro “senza sosta” per creare opportunità per territorio, imprese e giovani.

Il primo punto toccato da Occhiuto riguarda proprio gli incontri tra aziende e candidati. Secondo il governatore, quanto descritto da Ieracitano in Friuli Venezia Giulia non sarebbe affatto una novità per la Calabria. In questi anni, ha spiegato, la Regione ha organizzato diversi appuntamenti di selezione del personale, anche nella sede istituzionale di Catanzaro, con la presenza di aziende importanti che avrebbero assunto centinaia di giovani calabresi.

Turismo, marchio regionale e numeri degli aeroporti

Nella sua risposta, Occhiuto ha poi spostato l’attenzione sul turismo, indicato come uno dei settori su cui la Giunta ha investito con più decisione. Il presidente ha richiamato il marchio promozionale “Calabria Straordinaria”, definendolo ormai riconoscibile a livello nazionale e internazionale, e ha citato soprattutto i risultati del sistema aeroportuale. Secondo quanto affermato dal governatore, nel 2025 gli aeroporti calabresi hanno superato i due milioni di passeggeri, raggiungendo un record storico. Inoltre, lo scalo di Reggio Calabria sarebbe, da due anni, l’aeroporto con la crescita più alta in Europa.

Per Occhiuto questi dati indicano una direzione precisa: più arrivi, più turismo, più attività economiche e quindi più occasioni di lavoro, con interi comparti che si starebbero rivitalizzando grazie alla scelta di puntare sul turismo.

La stoccata finale: meno Sindrome di Calimero

Pur riconoscendo che resti ancora molto da fare, il presidente ha anche criticato il tono della lettera iniziale di Ieracitano. Occhiuto si è detto dispiaciuto nel leggere, nelle parole di “un giovane preparato e ambizioso”, un’immagine così negativa della Calabria, attribuendola a una visione non sufficientemente aderente a ciò che starebbe realmente accadendo nella regione.

Da qui il passaggio più politico e più discusso della replica: l’invito a guardare alla Calabria non solo come terra di problemi, ma anche come terra di opportunità, con un richiamo finale alla necessità di “più ottimismo” e “meno sindrome di Calimero”.

La controreplica di Ieracitano: non mi risponda con etichette

La risposta del manager di Pizzo è arrivata subito, con toni fermi ma senza arretrare di un passo. Ieracitano ha innanzitutto ringraziato Occhiuto per l’attenzione, definendo già significativo il fatto che il presidente abbia risposto. Ma ha chiarito subito il nodo centrale: la sua lettera, sostiene, sarebbe stata letta con una chiave sbagliata.

Il professionista ha respinto l’idea di essere uno di quei calabresi che giudicano la propria terra da lontano senza conoscerla. Ha ricordato di aver lavorato per anni in Calabria nel settore dell’ospitalità e di conoscere bene, per esperienza diretta, cosa significhi vivere la stagione turistica sul campo: contratti precari, poche tutele, assenza di veri strumenti di supporto per cercare lavoro e imprese lasciate sole nella selezione del personale.

Per questo, ha precisato, la sua non era una lamentela generica, ma una critica fondata su una conoscenza concreta del settore.

Aeroporti e slogan non bastano più

Il passaggio più netto della controreplica è quello in cui Ieracitano contesta il metodo della risposta istituzionale.

La parola “Calimero”, scrive, è “un’arma retorica comoda”, ma non rappresenta una risposta nel merito. Secondo il manager, sminuire chi solleva una critica concreta e costruttiva non significa governare, ma difendersi. Poi entra nel cuore della questione: i dati sugli aeroporti, il marchio “Calabria Straordinaria” e i numeri del turismo possono anche andare nella direzione giusta, ma non rispondono alla domanda posta all’inizio.

La domanda, infatti, resta una sola: in Calabria esiste davvero un sistema stabile, continuativo e facilmente accessibile che metta in contatto imprese turistiche e lavoratori qualificati? Un sistema che aiuti le aziende a trovare personale e che non lasci i lavoratori stagionali da soli, ogni anno, a cercarsi una collocazione?

La sfida pubblica al presidente

Ieracitano insiste su un punto che cambia il tono del dibattito: ciò che ha visto in Friuli Venezia Giulia, sostiene, non era un evento eccezionale, ma normale amministrazione. Una macchina pubblica che funziona e accompagna un settore strategico. È questo, spiega, il modello che manca. Non l’evento singolo, non il titolo da annunciare, ma una struttura ordinaria e riconoscibile.

Per questo lancia una sfida diretta al presidente: se questi strumenti esistono davvero già in Calabria, come sostiene Occhiuto, venga indicato un esempio concreto, operativo e accessibile. In quel caso, assicura, sarebbe il primo a prenderne atto e a darne notizia.

Oltre la polemica, il nodo politico resta aperto

Fuori dalla replica formale, Ieracitano ha poi chiarito di non voler alimentare una polemica personale. Anzi, ha ribadito che la risposta del presidente non lo scoraggia e che il suo intervento nasce da una convinzione precisa: il silenzio fa più danni delle parole scomode. Da qui l’affondo finale, che trasforma la vicenda in una questione più ampia e profondamente politica. Secondo il manager, la Calabria ha abituato troppo spesso i propri figli a partire in silenzio, ad arrangiarsi, a stringere i denti. E quando qualcuno solleva una critica con rispetto e con esperienza, viene invitato a essere più ottimista.

Per Ieracitano il punto è esattamente opposto: amare la Calabria significa pretendere che funzioni davvero, non accontentarsi degli annunci e non applaudire i record se, dietro quei numeri, continuano a esserci persone che non trovano lavoro o sono costrette a partire.

Ed è qui che il confronto con la Regione smette di essere uno scambio epistolare e diventa un caso politico. Perché al centro non c’è più soltanto una sensibilità diversa sulla Calabria, ma una domanda molto concreta che resta ancora senza una risposta definitiva: il turismo calabrese sta crescendo davvero anche nella qualità del lavoro e nei servizi a chi quel lavoro lo cerca, oppure continua a crescere soprattutto nella narrazione?

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