È una vera e propria dichiarazione di sfiducia quella che Daniela Primerano, Francesca Guzzo e Ornella Grillo, in rappresentanza dell’Osservatorio Civico e di altre associazioni di volontariato, hanno indirizzato alla prefetta di Vibo Valentia, Anna Aurora Colosimo. Al centro della missiva — inviata per conoscenza anche alla Commissione Straordinaria dell’Asp vibonese, ai direttori Lazzaro e Sestito, e ai sindaci di Mileto e Vibo Valentia — c’è la gestione delle procedure per la costituzione del Comitato Consultivo Aziendale misto (CCAm).
La rottura: “Uno spettacolo già scritto”
Le associazioni esprimono un profondo disappunto per un percorso che, nonostante le “premesse di cooperazione attiva emerse nell’incontro in Prefettura dello scorso 3 dicembre”, si sarebbe trasformato in un “monologo aziendale”. Secondo i firmatari, “durante le riunioni propedeutiche per il Regolamento non è stata presa in considerazione alcuna obiezione”, riducendo i Comitati a “meri spettatori di uno spettacolo già scritto da una ‘maggioranza’ formata in spregio di ogni principio democratico”.
I rilievi tecnici
L’Osservatorio solleva critiche puntuali su due fronti normativi:
– Sbilanciamento verso il Forum del Terzo Settore: Viene contestata la scelta dell’Asp di assegnare d’ufficio 3 posti su 5 disponibili al Forum del Terzo Settore. Un “monopolio rappresentativo” che violerebbe gli artt. 2, 3 e 118 della Costituzione e il principio di pluralismo sociale.
– Mancata convocazione: è stata stigmatizzata l’assenza al tavolo di confronto di storiche associazioni accreditate che da anni tutelano il diritto alla salute nel vibonese.
La clausola “bavaglio”
Il punto di massima tensione riguarda l’art. 5 del Regolamento, che prevede l’astensione (e dunque la limitazione della partecipazione) per chiunque abbia promosso azioni giudiziarie civili, penali o contabili contro l’Asp. Per le legali si tratta di un “effetto dissuasivo” (chilling effect) che comprime il diritto alla tutela giurisdizionale (artt. 24 e 113 Cost.). “Anziché favorire il confronto — si legge nel testo — la norma mira a silenziare le voci critiche”, ovvero proprio quei Comitati che, denunciando carenze e disservizi, operano per la trasparenza e il buon andamento dell’amministrazione.
Il rischio isolamento
Il permanere di queste clausole impedirebbe ai Comitati di intervenire su dossier caldissimi della sanità locale:
– Reparti e servizi: l’interruzione dei ricoveri in Psichiatria, lo stop agli interventi di Urologia e alle attività di Neurologia.
– Carenza di personale: la mancata conclusione dei concorsi per 10 anestesisti e rianimatori (nonostante le 16 domande pervenute a Vibo e il successo di analoghi bandi a Cosenza).
– Pazienti Fragili: la mancata attivazione delle agende dedicate per i malati oncologici.
“Senza riscontri non aderiremo all’avviso”
La conclusione della missiva è un ultimatum: le associazioni non parteciperanno alla selezione per il Comitato Consultivo se il Regolamento non verrà emendato. Richiesto un incontro urgente alla prefetta per garantire una “piena partecipazione paritaria, senza vincoli limitanti né infondati privilegi. Un’Amministrazione Pubblica — conclude la nota — non può utilizzare il proprio potere regolamentare per penalizzare o scoraggiare l’esercizio di un diritto costituzionale”.


