Nessuna svolta. Nessuna risposta concreta. Nessuna soluzione immediata. Si è chiuso senza esito l’incontro di questa mattina in Municipio tra Chiara Calamita, 32 anni, e il sindaco di Ricadi Nicola Tripodi, convocato per affrontare una vicenda che da settimane scuote l’opinione pubblica: quella di una giovane madre sola, con una figlia disabile di dieci anni e un altro bambino di sei, che chiede semplicemente un alloggio compatibile con una vita già durissima. Il vertice, durato circa mezz’ora, non ha prodotto il risultato sperato.
Il nodo resta tutto lì: a Santa Domenica di Ricadi, dove Chiara vuole e deve restare, non ci sono alloggi disponibili al piano terra. E l’unica proposta avanzata dal Comune – un’abitazione a San Nicolò di Ricadi – è stata respinta dalla donna, che la considera impraticabile.
Il problema non è la casa, ma la sopravvivenza quotidiana
Per Chiara non si tratta di una semplice preferenza abitativa. Restare a Santa Domenica significa poter contare sull’aiuto quotidiano dei genitori, un sostegno indispensabile per gestire la figlia Giulia, che necessita di assistenza continua, e contemporaneamente accudire anche l’altro figlio di sei anni. Trasferirsi a San Nicolò, pur restando nello stesso Comune, significherebbe allontanarsi di circa dieci minuti d’auto da quella rete familiare che oggi rappresenta l’unico argine concreto alla solitudine.
Una distanza minima sulla carta, ma enorme nella realtà di una madre che affronta tutto da sola.
La proposta del Comune respinta
Nel corso dell’incontro, il sindaco ha ribadito che al momento non esistono appartamenti Aterp disponibili a Santa Domenica e che l’unica soluzione percorribile resta quella di San Nicolò. Ma Chiara ha detto no. Una scelta che non nasce da rigidità, ma da una condizione oggettiva: senza la vicinanza dei genitori, la gestione della bambina disabile e del fratellino diventerebbe ancora più difficile, soprattutto nei momenti di crisi e nelle necessità quotidiane che richiedono supporto immediato.
L’avvocata Giulia Russo: proposta irricevibile
A chiarire la posizione della famiglia è stata anche l’avvocata Giulia Russo, che al microfono di Cristina Iannuzzi, de La Cnews24, ha definito la proposta del Comune non accettabile. Secondo il legale, spostare Giulia da Santa Domenica a San Nicolò significherebbe sradicarla dal suo ambiente e privare la madre di un aiuto essenziale, proprio in una situazione in cui ogni equilibrio è già appeso a un filo.
Non solo: Chiara non può lavorare perché è costretta a dedicarsi completamente alla figlia, che ha patologie particolari e necessita di presenza costante. In questo quadro, il supporto della nonna non è un conforto, ma un presidio quotidiano.
Il sindaco Tripodi: abbiamo fatto il possibile
Diversa la lettura del sindaco Nicola Tripodi, che ha rivendicato la sensibilità dell’amministrazione e il tentativo di individuare una risposta concreta. Il primo cittadino ha spiegato di aver sottoposto alla madre di Giulia le uniche possibilità attualmente disponibili, ribadendo che a Santa Domenica non ci sono soluzioni accessibili nell’immediato. Una posizione che, però, non cambia la sostanza dei fatti: la soluzione richiesta non c’è.
Una vicenda che resta aperta
Ed è proprio questo il punto politico e umano della vicenda. Dopo settimane di attenzione pubblica, dopo il clamore suscitato dalla storia di Chiara e della piccola Giulia, dopo un incontro istituzionale atteso come possibile momento di svolta, la situazione resta immutata. Nessun alloggio accessibile a Santa Domenica.
Nessuna alternativa realmente sostenibile per la famiglia. Nessuna risposta definitiva per una madre che continua a chiedere non un favore, ma una condizione minima di dignità. La vicenda, insomma, resta aperta.


