“Già la scorsa settimana ho dovuto rallentare la produzione e la prossima sarò nuovamente costretto a ridurla producendo al 50%”. A dirlo è Rocco Colacchio, titolare dell’omonimo pastificio con sede a San Costantino Calabro (Vibo Valentia), parlando degli effetti economici della guerra in Medio Oriente, il cui caso è stato segnalato da Unindustria Calabria. L’azienda, specializzata in prodotti da forno, produce circa 20mila confezioni al giorno, l’export rappresenta il 50% del fatturato. L’impresa esporta in Australia, Canada, Stati Uniti, Germania, Belgio, Olanda e Inghilterra. Lo scoppio del conflitto non ha intaccato gli scambi commerciali ma ha influito negativamente sull’approvvigionamento energetico.
“Siamo un’azienda energivora – spiega Colacchio – oltre all’energia elettrica, usiamo il metano per il riscaldamento dei forni e degli essiccatori della pasta. Nelle ultime settimane abbiamo registrato un incremento dei costi di circa il 45% per energia. Inoltre, i fornitori di materie prime e imballaggi ci hanno già anticipato un aumento dei prezzi tra il 10 e il 15% ad aprile. Si capisce bene che ciò comporterebbe l’aumento del prezzo di un pacco di pasta di circa 15-20 punti, rincari che il mercato non può assorbire. Ciò che più preoccupa è questo clima di incertezza: non si capisce se questa guerra continuerà o quando finirà. Abbiamo timore anche ad acquistare materie prime e per questo lavoriamo a singhiozzo”.
“Ho già avvisato i dipendenti – riferisce l’imprenditore – che saranno impiegati in altre attività per non farli restare a casa. Anche loro devono fare i conti con l’inflazione e il caro carburante”. Riguardo all’introduzione di misure per mitigare il caro energia, Colacchio spiega che “il problema intanto è europeo. Da anni dico che sarebbe necessario introdurre un prezzo unico europeo. L’Italia ha i prezzi per l’energia più alti d’Europa, quindi non siamo competitivi. E poi i ristori. In passato la Regione li ha già previsti per i maggiori costi dell’energia. Quindi, ristori o provvedimenti a livello europeo, altrimenti non ne usciamo”. (Ansa)


