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Meridionale Petroli, Romeo frena gli entusiasmi. L’opposizione chiede una commissione speciale

Il centrodestra in Consiglio incalza il sindaco e l'amministrazione: servono trasparenza, controllo e tempi certi sulla delocalizzazione

Più che una svolta storica, per ora, sembra l’inizio di una partita lunga e ancora tutta da giocare. Sul caso dei depositi costieri di Vibo Marina, il Consiglio comunale ha restituito un’immagine molto diversa rispetto all’enfasi dei giorni scorsi: meno trionfalismi, più prudenza. E soprattutto una consapevolezza che pesa su tutto: la politica può indicare una strada, ma piegare un colosso economico come Meridionale Petroli, che da settant’anni condiziona il porto e il destino di Vibo Marina, è un’altra storia.

Il sindaco Enzo Romeo, stavolta, ha scelto un registro più misurato. E forse proprio per questo più credibile. Davanti all’aula ha chiarito che il Comune non poteva ottenere, già in questa fase, una clausola capace di imporre la delocalizzazione all’interno del rinnovo concessorio. L’obiettivo, ha spiegato, era piuttosto evitare che sul sito si consolidasse subito una prospettiva ventennale.

La prudenza del sindaco

Romeo ha messo sul tavolo il punto vero della vicenda: senza il consenso del privato, la delocalizzazione non può essere forzata. Un passaggio netto, che raffredda inevitabilmente ogni lettura muscolare della vicenda e riporta tutto dentro i confini della realtà amministrativa e giuridica.

Il primo cittadino ha parlato dell’avvio di un processo, non del suo approdo. Ha spiegato che l’eventuale trasferimento dovrebbe passare dalla realizzazione di un nuovo insediamento, moderno e funzionale, in area Zes, con fondi pubblici da reperire. E ha aggiunto un altro elemento tutt’altro che secondario: il piano di fattibilità dovrà essere predisposto dalla stessa impresa. Tradotto: la politica ha aperto un varco, ma adesso tocca a Meridionale Petroli decidere se attraversarlo davvero.

I dubbi della minoranza

Ed è proprio su questo terreno che l’opposizione ha affondato il colpo. Maria Rosaria Nesci ha parlato apertamente di uno “scacco matto” della società, sostenendo che l’atto approvato rischia di trasformarsi, dopo i quattro anni previsti, in un titolo concessorio pieno per la durata residua. Un’interpretazione che, se confermata, cambierebbe radicalmente il peso politico dell’operazione. Sulla stessa linea anche gli altri gruppi di minoranza.
Carmen Corrado e Giuseppe Cutrullà hanno chiesto che il delegato al porto venga in aula a riferire sugli sviluppi del percorso. Da Forza Italia è arrivata anche la proposta di una commissione speciale, senza costi aggiuntivi e presieduta dall’opposizione. Da Fratelli d’Italia, invece, Antonio Schiavello ha posto la domanda più semplice e più pesante: se davvero tutti vogliono la delocalizzazione, perché non esiste un atto chiaro che fissi tempi certi entro quattro anni?

La verità sta nei prossimi atti

La sensazione, al netto delle bandiere di parte, è che il Consiglio abbia certificato una verità scomoda ma evidente: non siamo davanti alla fine di una battaglia, ma all’inizio di una verifica. Il sindaco ha portato il tema dentro una cornice istituzionale seria e per aver corretto, con onestà, l’eccesso di enfasi che aveva accompagnato le prime letture. Ma proprio questa prudenza conferma che la vicenda resta fragile. Perché quando dall’altra parte c’è un gigante economico radicato da decenni nel cuore del porto, la volontà politica, da sola, non basta.

A Vibo Marina, insomma, la speranza resta in piedi. L’obiettivo sarà centrato solo se la politica riuscirà a piegare gli interessi di Meridionale Petroli. Altrimenti a farne le spese sarà il turismo, il rilancio del porto e lo sviluppo economico del territorio.

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