La dinamica demografica negativa che ha investito la Calabria e il Vibonese è stato il filo conduttore di una riunione informale tenutasi qualche giorno fa nella città capoluogo di provincia, al termine della quale si è proceduto alla costituzione dell’Osservatorio Regionale Demografico (ORD).
A darne notizia sono i promotori di questo organismo tra cui Daniela Primerano, presidente dell’Osservatorio Civico Città Attiva, il giornalista e poeta Michele Petullà, Anna Murmura, vicepresidente della Fondazione Murmura e presidente dell’Archeoclub d’Italia, sede di Vibo Valentia, Marcella Mellea, nonché il pizzitano Giovanni Durante, autore di numerosi studi e articoli sulla demografia provinciale e regionale e cultore di statistica demografica.
Gli intenti
Obiettivo dell’Osservatorio non è solo quello di “portare a conoscenza dell’opinione pubblica e degli attori istituzionali (Stato, Regione, Comuni, ecc.) la tremenda situazione demografica che sta interessando la nostra terra”, ma anche quello di “sviluppare una progettualità seria e condivisa, tesa a produrre azioni concrete adatte a fronteggiare questa che i promotori non esitano a definire la principale minaccia che grava sull’intera regione, agendo a tal fine in una logica di rete, ognuno secondo il proprio ruolo e le proprie competenze, per stimolare ogni energia utile ai fini degli obiettivi che l’Osservatorio si propone di conseguire”.
La piaga
Un compito “non da poco, tenuto conto che il Vibonese e le altre province calabresi devono affrontare una piaga, quella dello spopolamento, che è frutto sia di una bassa natalità e di un saldo naturale negativo (cioè la differenza tra nascite e decessi) sia di un saldo migratorio interno altrettanto negativo, nonché del calo progressivo della componente giovanile e del vistoso aumento della popolazione anziana locale”. Una sorta di “tempesta perfetta che minaccia di travolgere tutto e tutti, in quanto tale dinamica demografica avrà conseguenze pesantissime su una miriade di questioni: dal calo dei consumi e conseguente impatto sul commercio, a un’accresciuta domanda di prestazioni sociosanitarie, dalla perdita di numerose classi scolastiche alla necessità di approntare un’efficiente rete di servizi di welfare municipale, dalla diminuzione della forza lavoro alla necessità di rivedere la governance territoriale ai vari livelli”.
Una “autentica sfida”, dunque, anche in considerazione della “velocità con la quale il fenomeno demografico si manifesta e che non lascia più di un decennio quantomeno per stabilizzare e poi cercare di invertire la situazione in atto, prima che il trend da congiunturale si trasformi e si cristallizzi in modo strutturale e immodificabile”.
I numeri
Il risultato di queste dinamiche è che “la popolazione residente in Calabria si è ridotta da 2.063.300 unità nel 1995 a 1.850.366 nel 2023, pari a una flessione del 10,3% a fronte di una crescita nel Centro-Nord (+8,1%), e di una tendenza negativa del Mezzogiorno (-3,8%), con un saldo migratorio regionale verso le altre regioni del 5,2 per mille, un valore nettamente maggiore di quello del Sud Italia (-2,7 per mille) che l’immigrazione da altri paesi non riesce a compensare e che regala alla Calabria, appena dietro la Basilicata, il triste primato di regione con il più elevato tasso migratorio d’Italia”. Una situazione che tra le altre cose “si scontra con un’elevata frammentazione territoriale, in quanto su 404 comuni della Calabria ben 101 contano meno di mille anime, altri 112 hanno meno di duemila anime e altri 57 centri contano meno di tremila abitanti”.
Per quanto riguarda il caso vibonese, infine, viene sottolineato che “dal 1951 a oggi, su cinquanta centri, ben diciassette hanno registrato un calo della propria popolazione compreso tra il 50% e il 75%, in altri otto si registra una perdita compresa tra il 40% e il 50% e in altri sei centri il calo della popolazione si attesta tra il 30% e il 40%, mentre tre soli comuni registrano un saldo in attivo. Il fenomeno, partito dal comprensorio delle Serre (-55,8% di abitanti), si è progressivamente esteso all’Alto Mesima (-49,9%), all’Angitolano (-37,8%) e minaccia ora sia la Costa (-26,%) sia l’area del Poro (-12,8%)”.
La sfida
Il compito che attende quindi il neonato Osservatorio Regionale Demografico si preannuncia “titanico” e i suoi promotori intendono muoversi su più piani: da un lato “portare a conoscenza di tale situazione gli attori istituzionali e i corpi sociali, nonché seguirne costantemente l’evoluzione fornendo analisi, mappe, scenari e dati al legislatore comunale e regionale”, e dall’altro “supportare gli stessi e gli altri attori educativi, produttivi o sociali nel varo di progetti mirati sia a rimuovere le cause dell’emigrazione e della denatalità sia a ripensare le comunità per adeguarle alle sfide innescate dal progressivo invecchiamento della popolazione”.
E, per iniziare la propria attività, l’ORD — che è “aperto al libero contributo di tutti i cittadini interessati a questa tematica” — intende partire nel prossimo mese con “due importanti iniziative: un progetto teso a rendere più efficace l’orientamento scolastico al fine di non far partire verso le altre regioni la popolazione in età universitaria, promuovendo il sistema universitario regionale, e un convegno alla presenza della rappresentanza istituzionale nazionale e regionale del Vibonese e dei cinquanta sindaci, per illustrare tutti i dati già a disposizione dell’Osservatorio”.


