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Mare, acqua verde e stagione balneare alle porte: a Vibo si riparte dai fertilizzanti, ma il vero nodo resta una rete di depurazione ferma da anni

La Prefettura accende i riflettori sui comportamenti delle aziende agricole del litorale vibonese. Ma la vera prova arriverà con i primi carichi della stagione

A pochi mesi dall’avvio della stagione balneare, il territorio vibonese torna a misurarsi con una delle sue emergenze più vecchie, delicate e mai davvero risolte: la qualità del mare. Il fenomeno dell’“acqua verde”, le fioriture algali, le criticità nei tratti costieri e il timore di ritrovarsi, ancora una volta, nel pieno dell’estate a inseguire l’ennesima emergenza ambientale, ripropongono una domanda che da anni resta sospesa: si sta davvero facendo prevenzione oppure si continua a rincorrere il problema?

Questa volta, però, il focus istituzionale si sposta su un elemento preciso: l’uso di fertilizzanti potenzialmente inquinanti da parte di imprese agricole, ritenuto uno dei fattori che potrebbero contribuire al deterioramento delle acque e alla comparsa del fenomeno dell’acqua verde, in particolare nel tratto di mare della costa vibonese.

Approfondimenti tecnici e valutazioni scientifiche

Un’indicazione che arriva da studi, approfondimenti tecnici e valutazioni scientifiche che sembrano attribuire responsabilità puntuali, soprattutto rispetto all’elevata concentrazione di azoto riscontrata come concausa del fenomeno. Ma sarebbe un errore – e forse anche una comoda scorciatoia – pensare che tutto si esaurisca lì.

Perché il quadro generale, al netto di questo nuovo fronte di attenzione, resta sostanzialmente quello degli anni passati. Sul sistema dei depuratori, sulle reti fognarie e sugli interventi strutturali capaci di mettere davvero in sicurezza il ciclo delle acque reflue, non si registrano novità sostanziali, fatta eccezione per i provvedimenti adottati sul torrente Sant’Anna, da tempo osservato speciale nelle dinamiche di pressione ambientale sulla costa. Il resto, almeno ad oggi, racconta di un territorio che si prepara all’estate con strumenti ancora fragili, con criticità storiche non rimosse e con una certezza: la prova del nove arriverà tra qualche mese, quando l’aumento delle temperature, la pressione antropica e i primi grandi flussi turistici diranno se il sistema avrà davvero retto oppure no.

La riunione in Prefettura e il nuovo fronte dei fertilizzanti

È in questo contesto che assume un rilievo particolare la riunione che si è tenuta presso la Prefettura di Vibo Valentia, convocata per affrontare proprio le criticità connesse all’utilizzo di fertilizzanti potenzialmente inquinanti e i possibili effetti sul mare di Nicotera. In questo caso la nota della Prefettura dimentica l’area dell’Angitola e del litorale di Pizzo. Sarà stato sicuramente solo un problema di comunicazione.

L’incontro è stato presieduto dal prefetto Anna Aurora Colosimo e ha visto la partecipazione del Procuratore della Repubblica Camillo Falvo, dei vertici provinciali dell’Arma dei Carabinieri e del Gruppo Forestale, del Comando dei Vigili del Fuoco, dei rappresentanti dei dipartimenti regionali Ambiente e Agricoltura, del sindaco di Nicotera, oltre ad Asp, Arpacal e Coldiretti. Una convocazione ampia, che da sola dà la misura della delicatezza della questione: non un semplice tavolo tecnico, ma un confronto istituzionale ad alto livello su un fenomeno che rischia di incidere direttamente sulla tenuta ambientale e sull’immagine turistica del territorio.

Il nodo dell’azoto e l’analisi del professor Greco

Particolarmente significativa, nella riunione, è stata la presenza del professor Silvestro Greco, biologo marino e consulente esterno della Procura di Vibo Valentia, che ha fornito – come si legge nella nota ufficiale – un’analisi approfondita del fenomeno. Secondo quanto emerso, le cause dell’acqua verde sarebbero in parte riconducibili all’elevata concentrazione di azoto, elemento che può alimentare processi di fioritura algale e compromettere l’equilibrio delle acque marine. Un passaggio tutt’altro che secondario, perché introduce nel dibattito pubblico un elemento scientifico preciso, che chiama in causa pratiche agricole e modalità di utilizzo di sostanze fertilizzanti.

Greco, inoltre, avrebbe indicato anche possibili misure di contenimento, insistendo sulla necessità di una maggiore sensibilità da parte di tutti gli operatori coinvolti nel proteggere le acque dai rischi dell’inquinamento. Ed è proprio qui che il messaggio si fa chiaro: la prevenzione non può essere solo controllo ex post, ma deve diventare responsabilità condivisa e comportamento corretto a monte.

La posizione della Prefettura: tutela delle acque priorità assoluta

La nota diffusa dalla Prefettura mette nero su bianco una linea che, almeno sul piano istituzionale, appare netta. Nel corso dell’incontro è stata sottolineata la necessità di individuare soluzioni capaci di contemperare le esigenze del comparto agricolo con la tutela dell’ambiente e delle risorse idriche, cercando un punto di equilibrio tra interessi economici e salvaguardia del bene comune. In chiusura, il Prefetto Anna Aurora Colosimo ha ribadito quella che viene definita una “assoluta priorità”: la tutela delle acque. Un richiamo forte, accompagnato dall’invito rivolto a tutti i soggetti coinvolti a dare seguito alle indicazioni emerse e a collaborare in maniera coordinata per contenere l’inquinamento e proteggere le risorse idriche.

Una presa di posizione importante, che ha il merito di riportare il tema al centro dell’agenda istituzionale con anticipo rispetto all’estate, e non quando il problema esplode sotto il sole di luglio o agosto.

Ma i depuratori restano il grande convitato di pietra

Detto questo, sarebbe riduttivo fermarsi al solo capitolo fertilizzanti. Perché se è giusto accendere i riflettori su eventuali responsabilità specifiche e su pratiche che possono aggravare il fenomeno, non si può ignorare che il vero grande convitato di pietra resta il sistema della depurazione. Da anni, infatti, il territorio convive con una rete che mostra limiti strutturali, vulnerabilità, criticità croniche e una capacità di risposta che spesso si misura più sulle emergenze che sulla pianificazione.

Ad oggi, al di là degli interventi e dei provvedimenti legati al torrente Sant’Anna, non risultano operazioni strutturali tali da poter dire che il problema sia stato affrontato alla radice. E questo è il punto politico e amministrativo più delicato. Perché il rischio è che si intervenga su una delle concause, anche in modo rigoroso e doveroso, ma senza sciogliere il nodo più antico: una filiera del trattamento delle acque che continua a essere il vero banco di prova della credibilità istituzionale del territorio.

La prova del nove arriverà con l’estate

La riunione in Prefettura segna sicuramente un passaggio utile. Anzi, necessario. Anticipare la stagione balneare con un confronto tra istituzioni, magistratura, tecnici e categorie produttive è un segnale che va colto. Ma, come sempre, saranno i fatti a parlare. Tra qualche mese, quando le temperature saliranno, quando il mare tornerà ad essere il principale biglietto da visita della costa e quando cittadini, operatori turistici e visitatori chiederanno risposte immediate, si capirà se il territorio avrà davvero voltato pagina o se si sarà limitato a ripetere lo schema già visto: allarme, tavoli, controlli, rassicurazioni e poi nuove polemiche.

Per ora, l’unica certezza è che il problema è stato nuovamente individuato, descritto e messo sotto osservazione. Ma senza interventi strutturali complessivi sulla rete dei depuratori e sul sistema di gestione delle acque, il rischio concreto è che anche questa estate la prevenzione resti, ancora una volta, più un auspicio che una soluzione.

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