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Emergenza sicurezza, il Siulp Vibo avverte: “Polizia dimenticata dal Ministero”

Organico all’osso, parco auto fatiscente e assenza di una guida stabile: il sindacato chiama a raccolta la politica locale contro il "declassamento" del Reparto Prevenzione Crimine

La segreteria provinciale del Siulp di Vibo, guidata da Franco Caso, ha deciso di scavalcare i canali istituzionali romani – rimasti sordi a ogni sollecitazione – per investire direttamente i rappresentanti politici del territorio. Il tema è la sopravvivenza operativa del Reparto Prevenzione Crimine “Calabria Centrale”, un presidio che oggi appare come un gigante dai piedi d’argilla.

La “maglia nera” regionale

Nonostante le relazioni dettagliate inviate al Dipartimento della Pubblica Sicurezza, l’ultimo piano di potenziamento ministeriale di gennaio ha riservato a Vibo Valentia un trattamento che il sindacato non esita a definire discriminatorio: è l’unico reparto della regione a essere stato totalmente escluso dai nuovi inserimenti. Mentre altrove si rinforzano i ranghi, Vibo resta al palo, ignorata dalle strategie di Roma.

I numeri della crisi: un vuoto del 30%

La matematica, nel distretto vibonese, è impietosa. La pianta organica prevedrebbe 60 unità, ma la realtà racconta di appena 43 agenti in servizio. Un gap del 28% destinato a peggiorare drasticamente a causa di pensionamenti imminenti e trasferimenti già programmati. “Il carico di lavoro è diventato insostenibile — denuncia il sindacato — con ripercussioni dirette non solo sull’efficienza dei servizi, ma sulla vita privata e il benessere psicofisico dei poliziotti, costretti a turni massacranti per colmare i vuoti”.

Mezzi obsoleti e l’incognita del comando

Se gli uomini mancano, i mezzi non godono di salute migliore. Il parco auto è allo stremo: chilometraggi elevati, usura da servizio operativo e contratti di manutenzione in scadenza minacciano di lasciare le pattuglie a piedi. A questo si aggiunge un paradosso gestionale: il Reparto è privo di un dirigente titolare. La gestione è attualmente affidata “a scavalco” al responsabile di un altro ufficio. Una reggenza che, per quanto professionale, non può garantire la continuità e la stabilità necessarie a un’articolazione così complessa, creando inevitabili attriti nella programmazione di ferie, riposi e rotazioni.

L’appello alla politica

Il segretario Franco Caso è categorico: non c’è più tempo per la diplomazia di corridoio. Il Siulp chiede un intervento straordinario che porti a Vibo: nuovi agenti per coprire il buco d’organico; nuovi veicoli per garantire la sicurezza degli operatori su strada; un dirigente a tempo pieno che ridia una guida certa al Reparto. L’appello ora passa nelle mani della politica locale. La domanda che aleggia tra i corridoi della Questura è semplice: la sicurezza dei cittadini vibonesi ha la stessa dignità di quella del resto d’Italia o siamo destinati a restare l’ultima provincia dell’agenda ministeriale?

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