Il consigliere comunale di minoranza al Comune di Serra San Bruno, Biagio Figliucci, interviene con una nota dettagliata dopo un’attenta lettura dei documenti del Bilancio di previsione 2026-2028 pubblicati all’Albo Pretorio, tracciando un quadro a tinte fosche per le casse e il futuro dell’ente.
I numeri della crisi
L’analisi di Figliucci parte dai dati strutturali: un “disavanzo che supera i 5 milioni di euro”, con circa “1,5 milioni ancora da recuperare”. Risorse che, di fatto, “vengono sottratte al miglioramento dei servizi per coprire i debiti del passato”. Ma il dato più “preoccupante” riguarda la “capacità del Comune di trasformare le previsioni in moneta sonante”. “Il Comune riesce a incassare solo il 32% delle entrate previste e appena il 12% di quelle proprie”, spiega il consigliere. In termini pratici, su “100 euro messi a bilancio, nelle casse ne entrano realmente poco più di dieci quando si tratta di risorse dirette dell’ente”. Una “fragilità” confermata dall'”accantonamento di oltre un milione di euro nel Fondo crediti di dubbia esigibilità, segno che l’amministrazione stessa è consapevole della difficoltà di riscossione”.
Tasse al massimo e investimenti in picchiata
Secondo l’esponente di opposizione, il “peso di questa gestione ricade direttamente sui cittadini”, che “devono già sopportare l’IMU fissata all’aliquota massima. Nonostante l’alta pressione fiscale, i margini di manovra appaiono strettissimi: la spesa corrente divora oltre 8,7 milioni di euro, lasciando le briciole allo sviluppo”. Il dato sugli investimenti descrive, per Figliucci, una “parabola discendente che nega ogni prospettiva di crescita: si passa dai 1,5 milioni del 2026 ai soli 300 mila euro previsti per il 2028. Meno investimenti significa meno lavori pubblici e meno opportunità per il territorio”, incalza il consigliere.
L’assenza di programmazione
Al quadro economico si aggiungono le “piaghe” burocratiche e organizzative: un Piano Strutturale Comunale (PSC) fermo da ben 16 anni, un patrimonio immobiliare che non produce valore e una cronica carenza di personale che indebolisce il controllo del territorio. “Viene spontaneo chiedersi – conclude Figliucci – se questo bilancio dia una visione di futuro o se serva solo a tenere in piedi una situazione già fortemente compromessa. Il problema non è solo economico, ma politico e organizzativo. Serve un confronto serio e onesto: il bilancio riguarda la vita quotidiana di tutti, le opere che non si fanno e le possibilità di sviluppo che il paese non riesce a darsi”.


