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Tis, Enzo Bruno attacca la Regione: stabilizzazioni senza garanzie, così si scaricano i costi su Comuni e cittadini

Il capogruppo di “Tridico Presidente” annuncia un’interpellanza: nel mirino contratti part-time da 600 euro, fondi senza copertura oltre il 2029 e rischio dissesto per gli enti locali

La gestione della vicenda TIS da parte della Regione Calabria finisce nel mirino dell’opposizione. Il consigliere regionale Enzo Bruno, capogruppo di “Tridico Presidente”, annuncia il deposito di una formale interpellanza e punta il dito contro la Giunta Occhiuto, accusata di portare avanti un percorso di stabilizzazione “senza adeguate garanzie” e con il rischio di scaricare il peso economico dell’operazione su Comuni e cittadini.

Per Bruno, infatti, la partita dei Tirocini di Inclusione Sociale starebbe assumendo «i contorni di un vero e proprio azzardo amministrativo», con conseguenze potenzialmente pesanti soprattutto per gli enti locali, molti dei quali già alle prese con condizioni finanziarie delicate.

Il nodo dei contratti e del lavoro povero

Nel mirino del capogruppo c’è soprattutto il modello di stabilizzazione proposto. “Non possiamo accettare che la cosiddetta “stabilizzazione” si traduca in un contratto part-time da circa 600 euro mensili”, afferma Bruno, secondo cui definire l’operazione un successo sarebbe «fuorviante».

Il rischio, sostiene, è quello di «istituzionalizzare una nuova fascia di lavoro povero», senza una copertura strutturale da parte dello Stato sugli oneri previdenziali e fiscali. Una condizione che, a suo giudizio, lascerebbe ai lavoratori compensi troppo bassi, mentre la Regione farebbe ricorso a fondi comunitari e nazionali – FESR e POC – “che dovrebbero essere destinati principalmente allo sviluppo e alle politiche attive per il lavoro”.

La sostenibilità oltre il 2029

Altro punto critico, secondo Bruno, è la tenuta dell’intero impianto nel medio periodo. “Senza una storicizzazione delle risorse oltre il 2029, i sindaci calabresi vengono posti davanti a una scelta insostenibile: procedere oggi alle assunzioni rischiando il dissesto domani, oppure aumentare la pressione fiscale locale per garantire il pagamento degli stipendi”.

Un quadro che il consigliere definisce “inaccettabile”, anche perché – evidenzia – la Regione starebbe spingendo sulle contrattualizzazioni “senza aver ottenuto dal Governo nazionale le stesse garanzie che nel 2018 accompagnarono il percorso degli Lsu-Lpu”.

Comuni piccoli e rischio paralisi amministrativa

Bruno richiama poi l’attenzione anche sugli effetti che le assunzioni potrebbero produrre sulla capacità organizzativa dei piccoli Comuni. L’”assorbimento massiccio di personale di Fascia A”, spiega, rischierebbe di saturare i limiti di spesa degli enti, con una conseguenza immediata: il blocco del turnover e l’impossibilità di inserire figure tecniche e professionali necessarie, come ingegneri o amministrativi.

Per il capogruppo di “Tridico Presidente”, il risultato potrebbe essere “una paralisi della macchina amministrativa” proprio nei territori più fragili.

La disparità tra lavoratori e il nodo degli esclusi

Tra i passaggi più duri, anche quello relativo ai lavoratori impiegati nei Comuni in dissesto o in riequilibrio finanziario, ancora legati al parere della COSFEL. Una situazione che, per Bruno, crea una distinzione “tra lavoratori di serie A e di serie B” definita “non più tollerabile”.

Ma la preoccupazione riguarda anche chi rischia di restare fuori dal percorso. «Non possiamo dimenticare il destino dei circa mille lavoratori che non rientreranno nella stabilizzazione», sottolinea il consigliere, parlando di una possibile «nuova emergenza sociale» in una Calabria già segnata da precarietà e difficoltà occupazionali.

Da qui la richiesta rivolta direttamente al presidente della Regione, Roberto Occhiuto, chiamato a riferire in Aula sulle iniziative assunte nei confronti del Governo nazionale per garantire risorse strutturali e una soluzione che, secondo Bruno, non comprometta “né il futuro occupazionale dei giovani calabresi né la tenuta dei territori”.

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