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Guardie mediche, i sindaci bocciano il blitz finale dell’Asp

Dopo i ringraziamenti alla terna commissariale, il comitato ristretto cambia tono: convocata per lunedì 13 aprile una conferenza allargata contro la riorganizzazione varata all’ultimo giorno utile

Il ringraziamento istituzionale, poi lo strappo politico. Nel giro di poche ore il comitato ristretto dei sindaci è passato dal riconoscimento formale per il lavoro svolto in diciotto mesi dalla Commissione straordinaria dell’Asp di Vibo Valentia alla convocazione urgente della Conferenza dei sindaci per lunedì 13 aprile, aperta anche al contributo dei consiglieri regionali e dei parlamentari Giuseppe Mangialavori e Riccardo Tucci.

Il motivo è uno solo, ed è pesantissimo: la Commissione ha scelto di varare la riorganizzazione delle postazioni di continuità assistenziale – le ex guardie mediche – proprio all’ultimo giorno utile del proprio mandato, con una delibera che i sindaci, a quanto emerge, non condividono affatto. Un atto formalmente legittimo, ma politicamente esplosivo. Perché interviene su un presidio essenziale nei territori interni, nei piccoli comuni, nelle aree più fragili della provincia. E lo fa con una decisione calata in extremis, senza alcuna vera condivisione finale con i sindaci.

Il paradosso di una mattinata

È qui che si consuma il paradosso. Da un lato il comitato ristretto riconosce alla terna commissariale il lavoro di risanamento e gestione compiuto in questi diciotto mesi difficili. Dall’altro, appena prende atto che la stessa Commissione ha lasciato in eredità, sul filo di lana, una riorganizzazione così delicata delle guardie mediche, scatta la reazione immediata. Non una semplice presa d’atto. Ma una convocazione politica vera, straordinaria, per discutere e contrastare un provvedimento ritenuto inaccettabile nel metodo e nel merito.

Perché se si toccano le guardie mediche nei centri minori, non si sta spostando un ufficio: si sta incidendo sul diritto concreto all’assistenza, soprattutto di notte, nei festivi, nei territori dove già tutto è più lontano.

Il blitz dell’ultimo giorno

La delibera è la n. 176 dell’8 aprile 2026, firmata dalla Commissione straordinaria dell’Asp di Vibo Valentia, con oggetto: “Riorganizzazione territoriale ed efficientamento delle postazioni di continuità assistenziale”. Nelle premesse si richiama la carenza di personale medico, il nuovo modello del “ruolo unico” per la medicina generale, il decreto ministeriale 77 sull’assistenza territoriale e la necessità di ottimizzare le risorse disponibili. La Commissione sostiene di non voler sopprimere presidi, ma di procedere a una “temporanea riorganizzazione” con postazioni aggregate e turnazioni alternate tra due sedi fisiche. È questo il punto centrale su cui si apre lo scontro: sulla carta non ci sarebbero chiusure, ma nella realtà otto coppie di postazioni vengono unificate in un’unica sede di servizio, con copertura alternata nei diversi giorni della settimana e nei weekend.

Tradotto: il presidio fisico resta, ma non resta operativo ogni giorno. Ed è esattamente qui che i sindaci vedono il rischio concreto di un arretramento del servizio.

Cosa cambia davvero

La delibera ridisegna il servizio in diverse aree della provincia, soprattutto nelle zone interne e montane, prevedendo un sistema di alternanza.

In sostanza Stefanaconi e Sant’Onofrio vengono aggregate: una sede opera lunedì, mercoledì, venerdì e nel 1° e 3° weekend del mese; l’altra martedì, giovedì e nel 2° e 4° weekend; Polia e Monterosso Calabro subiscono lo stesso schema di alternanza. Viene istituita una nuova aggregazione Jonadi – San Gregorio d’Ippona, sempre con copertura alternata. In area Serre, vengono aggregate San Nicola da Crissa – Capistrano, Simbario – Serra San Bruno, Mongiana – Fabrizia, Pizzoni – Soriano Calabro, Arena – Acquaro, tutte con identico meccanismo a giorni alterni e weekend alternati.

L’Asp sostiene che si tratti di una misura temporanea, destinata a essere rivista quando cesserà la carenza di medici. Ma intanto il nuovo assetto entra nero su bianco, con una scelta che incide direttamente sulla presenza del servizio nei comuni coinvolti

Nessuna soppressione? Sì, ma il servizio si riduce

La formula utilizzata dalla Commissione è abile: “Non si ritiene di dover procedere ad alcuna riduzione o soppressione degli attuali presidi logistici”. Formalmente vero. Politicamente molto meno. Perché se una postazione non viene chiusa ma resta aperta solo alcuni giorni, mentre negli altri il servizio si sposta altrove, il cittadino percepisce comunque una riduzione netta dell’accessibilità. Ed è questo il cuore del malcontento dei sindaci.

Nei piccoli comuni, nelle aree interne, nei territori dove anziani, fragili e famiglie fanno già i conti con distanze, viabilità difficile e servizi essenziali sempre più rarefatti, il principio non è solo “quanti chilometri ci sono tra due sedi”. Il principio è: il presidio c’è quando serve, sotto casa, o no? La Commissione ragiona su distanze di 2,6 km, 3,4 km, 4,8 km, 5,9 km, 7,3 km e tempi di percorrenza tra 4 e 13 minuti. Ma la sanità territoriale non si misura soltanto con Google Maps. Si misura con le strade reali, con la notte, con l’isolamento, con l’emergenza percepita da chi vive nei borghi.

La frattura politica è aperta

La convocazione della Conferenza dei sindaci per lunedì 13 aprile, allargata ai consiglieri regionali e ai parlamentari del territorio, è il segnale che la questione ha ormai superato il piano tecnico. Siamo davanti a una frattura politica e istituzionale.

I sindaci, che pure erano stati sentiti nel percorso – la delibera richiama il comitato aziendale ristretto e il parere della Conferenza dei sindaci del 22 gennaio 2026 – contestano evidentemente il risultato finale e soprattutto il tempismo con cui è stato blindato. Perché una decisione di questo peso, adottata l’8 aprile e pubblicata lo stesso giorno all’albo pretorio, porta con sé un messaggio chiaro: si chiude il mandato lasciando un assetto già definito, scaricando sul dopo le proteste e le conseguenze

È questo il punto che irrita i sindaci. Non solo il contenuto, ma il metodo. Non solo la riorganizzazione, ma il “blitz finale”.

Adesso la partita si sposta sul piano istituzionale

Lunedì la Conferenza dei sindaci non sarà una riunione ordinaria. Sarà un passaggio politico decisivo. Perché il territorio è chiamato a dire se accetta o respinge una riorganizzazione che, dietro il lessico dell’“efficientamento”, rischia di tradursi in un arretramento della sanità di prossimità. La Commissione straordinaria lascia un atto. I sindaci preparano una risposta. E la sensazione è che, questa volta, non basteranno le formule burocratiche per spegnere la protesta.

Perché sulle guardie mediche, nei comuni dell’entroterra vibonese, il confine è sottile ma chiarissimo: o si garantisce la presenza vera del servizio, oppure l’efficientamento diventa un altro nome per i tagli.

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