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Pizzo, araucaria devastata senza autorizzazioni: il 12 aprile “doppio lutto” per ambiente e legalità

Italia Nostra denuncia violazioni e chiama la città alla mobilitazione in attesa del Consiglio comunale aperto

A Pizzo il danneggiamento dell’araucaria secolare avvenuto lo scorso 30 marzo diventa un caso politico e ambientale. A sollevare con forza la questione è Italia Nostra  –   sezione di Vibo Valentia – che parla di un intervento privo delle necessarie autorizzazioni urbanistiche e paesaggistiche.

Secondo chiarimenti ufficiosi dell’Ufficio Urbanistico comunale, diffusi tramite stampa e in attesa di comunicazioni formali, non risulterebbero presentate pratiche come Dia, Cila o Sscia per operare sull’albero, finito al centro del dibattito cittadino già da mesi, anche per la possibile realizzazione di una piscina nell’area.

Le accuse: violazioni gravi e diffuse

Nel comunicato, il presidente della sezione vibonese di Italia Nostra, Alessandro Caruso Frezza, evidenzia come “il quadro delle responsabilità e delle condotte illecite si arricchisce di nuove conferme e di nuove gravità”, sottolineando che non si tratta solo di un danno ambientale ma di una vicenda con possibili rilievi anche penali.

Una presa di posizione netta che si inserisce nel confronto aperto anche dalle dichiarazioni dell’avvocato Marco Talarico, intervenuto sulla stampa per negare sia l’esistenza del progetto di una piscina sia la necessità di autorizzazioni, sostenendo la presunta pericolosità dell’albero.

Il nodo dei vincoli paesaggistici

Italia Nostra contesta con decisione questa ricostruzione. Nel comunicato viene richiamato l’articolo 142 del Codice dei Beni Culturali, che tutela le aree costiere entro i 300 metri dalla battigia. Una condizione che – viene ribadito – riguarda pienamente l’araucaria, situata anche nel centro storico di Pizzo, già dichiarato di notevole interesse storico e paesaggistico con decreto ministeriale del 30 maggio 1972.

Da qui la posizione dell’associazione: nessun intervento poteva essere effettuato senza il preventivo parere delle autorità competenti, che non avrebbero mai autorizzato quanto accaduto.

Critiche sulle valutazioni tecniche

Nel mirino anche le modalità con cui sarebbe stata dichiarata la pericolosità dell’albero. Italia Nostra respinge l’idea che possa bastare una semplice analisi visiva, magari affidata ad agronomi ritenuti “compiacenti” o privi delle abilitazioni previste dai Criteri Minimi Ambientali (CAM). Un approccio che, secondo l’associazione, rischia di trasformare alberi monumentali in semplice legname, senza il rispetto delle norme e delle tutele.

Il “filo rosso” con Vibo Valentia

La vicenda dell’araucaria si inserisce, secondo Italia Nostra, in un quadro più ampio. Il comunicato parla di una pratica già vista a Vibo Valentia, dove da novembre 2024 si registrerebbe una sistematica eliminazione di alberi secolari. Un “filo rosso” che coinvolgerebbe amministrazione, uffici tecnici e classe politica, senza distinzioni, con effetti negativi sull’ambiente, sulla biodiversità e sull’immagine delle città.

Il doppio lutto cittadino

Da qui la decisione di indire per domenica 12 aprile un “doppio lutto”: per l’araucaria distrutta e per la legalità “calpestata o ignorata”. L’iniziativa, lanciata anche attraverso il manifesto “In memoria di un albero” promosso da Carla Rita Marino e dalla visual designer Martina Ceravolo, invita cittadini e commercianti a esporre drappi neri – nastri, foulard, stoffe o abiti – da balconi, finestre e attività.

In attesa del Consiglio comunale aperto

La mobilitazione guarda al prossimo passaggio istituzionale: il Consiglio comunale aperto, annunciato il 4 aprile in piazza della Repubblica dal sindaco Sergio Pititto. Un appuntamento atteso per fare chiarezza su responsabilità e prospettive, mentre la città è chiamata a rendere visibile la propria posizione su una vicenda che intreccia ambiente, legalità e gestione del territorio.

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