La vasta operazione antimafia “Jerakarni” segna un punto fermo nella lotta alla ’ndrangheta nel Vibonese, restituendo sicurezza e fiducia a un territorio storicamente complesso. A condurla la Squadra Mobile di Vibo Valentia, con il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro: 54 le misure cautelari eseguite nei confronti di soggetti ritenuti parte di una struttura criminale radicata nelle Preserre, attiva nel traffico di droga, nelle estorsioni e nell’intestazione fittizia di beni, reati aggravati dal metodo mafioso e capaci di infiltrare profondamente il tessuto economico locale.
Il plauso e il lavoro sul campo
A esprimere apprezzamento è il Sindacato Autonomo di Polizia, attraverso il segretario regionale Michele Granatiero, che evidenzia l’elevata professionalità degli operatori impegnati. Un lavoro sviluppato in un contesto ostile e complesso, segnato da storiche contrapposizioni tra gruppi criminali e da un controllo capillare del territorio da parte delle cosche. Nonostante turni massacranti e condizioni operative difficili, gli investigatori hanno garantito continuità ed efficacia all’azione investigativa.
Sinergia tra reparti
Determinante la collaborazione tra i diversi reparti della Polizia di Stato: oltre alla Squadra Mobile, un ruolo significativo è stato svolto dalla Squadra di polizia giudiziaria del Commissariato di Serra San Bruno, dalle Volanti e dal Reparto Prevenzione Crimine “Calabria Centrale”, impegnati quotidianamente nel presidio delle Serre vibonesi. Un modello operativo basato sulla sinergia che ha consentito di consolidare i risultati investigativi e rafforzare la presenza dello Stato sul territorio.
Carenze strutturali e rischio arretramento
Il nodo centrale resta però quello delle risorse. Il Sap pone l’accento su una situazione che rischia di compromettere nel tempo l’efficacia delle operazioni di contrasto: al Commissariato di Serra San Bruno si registra una carenza di almeno dieci unità, mentre il Reparto Prevenzione Crimine presenta un deficit superiore alle quindici.
Questi numeri si traducono concretamente in una minore presenza sul territorio: fino a dieci pattuglie in meno ogni giorno, proprio in una provincia considerata tra le più esposte alla pressione mafiosa. Una condizione che costringe il personale in servizio a turnazioni particolarmente gravose, riducendo al contempo la capacità di controllo capillare delle aree più sensibili.
Il rischio evidenziato dal sindacato è quello di vanificare, nel medio periodo, i risultati ottenuti con operazioni come “Jerakarni”. Senza un rafforzamento immediato degli organici, infatti, diventa più difficile mantenere un presidio costante e prevenire la riorganizzazione delle consorterie criminali, che storicamente tendono a riorganizzarsi rapidamente dopo i colpi subiti.
Prospettive e interventi necessari
In questo contesto, viene accolta con favore l’apertura del Governo sull’assunzione di circa 10mila unità da destinare alle attività di sicurezza e controllo del territorio, come annunciato dal sottosegretario all’Interno Wanda Ferro. Una misura considerata strategica per colmare le lacune esistenti e garantire continuità all’azione di contrasto alla criminalità organizzata.
Il rafforzamento degli organici rappresenta, secondo il Sap, un passaggio imprescindibile non solo per la sicurezza, ma anche per il rilancio economico e sociale di un territorio che ha bisogno di stabilità e fiducia nelle istituzioni per costruire il proprio futuro.


