Si è conclusa nel pomeriggio di venerdì, tra i vicoli del centro storico di Vibo, la latitanza di Luigi Federici. Il 28enne, ricercato dallo scorso febbraio e già condannato in appello a 18 anni nel maxiprocesso “Rinascita-Scott”, è stato sorpreso in un’abitazione a pochi passi dal cinema Valentini. Secondo quanto riportato dai colleghi di Calabria 7, l’operazione è stata condotta in maniera fulminea dai militari dello Squadrone Eliportato Cacciatori “Calabria” e dagli uomini della Guardia di Finanza. Le forze dell’ordine hanno fatto irruzione nel rifugio abbattendo la porta d’ingresso, non lasciando al giovane alcuna possibilità di fuga.
I complici e l’inchiesta “Call Me”
Insieme a Federici sono state tratte in arresto altre due persone con l’accusa di favoreggiamento: si tratta della fidanzata del latitante e di un amico trentenne, G.S., che secondo le prime ricostruzioni avrebbero garantito al giovane il supporto logistico necessario per nascondersi nel cuore della città.
La cattura rappresenta un tassello fondamentale dell’operazione “Call Me”, coordinata dalla DDA di Catanzaro. L’indagine ha svelato un sistema che permetteva ad alcuni detenuti di comunicare con l’esterno tramite telefoni cellulari introdotti illegalmente in carcere. Federici è accusato di aver effettuato migliaia di chiamate (quasi 500 ai genitori e oltre 1.400 alla compagna) per gestire le dinamiche del clan e tentare di contrastare gli effetti delle dichiarazioni rese dai collaboratori di giustizia.
L’ossessione per i pentiti
Dalle intercettazioni emerge come la principale preoccupazione del 28enne fosse legata ai nuovi “pentiti” della zona. Nei colloqui captati dagli inquirenti, Federici cercava costantemente conferme sulle dichiarazioni di esponenti come Antonio Cannatà e Michele Camillò, cercando di screditarne l’attendibilità e coordinando, anche dal carcere, le strategie della cosca per limitare i danni investigativi.
Fine della corsa per il latitante Luigi Federici: arrestato nel centro città


