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Consorzio unico di bonifica, riforma incompiuta: senza elezioni e con i conti nel mirino

Tra commissariamento prolungato, contestazioni degli agricoltori e rilievi contabili, la riforma simbolo del centrodestra resta sospesa tra risultati e criticità

La riforma del Consorzio unico di bonifica, bandiera della passata legislatura regionale di centrodestra, si arena oggi in una fase di tensione strutturale. A certificarlo è anche Gazzetta del Sud oggi in edicola, con un approfondimento firmato da Antonio Ricchio.

Elezioni mai celebrate

La legge istitutiva parlava chiaro: entro 60 giorni dall’approvazione dello Statuto si sarebbero dovute tenere le elezioni per il Consiglio dei delegati. A distanza di mesi, il Consorzio resta invece nelle mani del commissario straordinario Giacomo Giovinazzo. Un ritardo che pesa, soprattutto sul piano della rappresentanza: gli agricoltori, destinatari diretti delle attività dell’Ente, restano esclusi dai processi decisionali.

La frattura con i consorziati

Associazioni di categoria e comitati parlano apertamente di “frattura insanabile”. La gestione accentrata viene percepita come una forzatura della Regione, una trasformazione del Consorzio in struttura operativa della Cittadella più che organismo di autogoverno.
Un cambio di paradigma che segna una rottura con la tradizione storica dei consorzi di bonifica.

Tributi e contenziosi

Sul fronte economico, restano aperti nodi rilevanti. Le Corti di giustizia tributaria hanno più volte annullato richieste di pagamento in assenza di benefici diretti sui fondi.
A questo si aggiungono le perplessità della Corte dei conti sulla gestione dei circa 160 milioni di debiti ereditati dai precedenti undici enti.

I risultati rivendicati dalla Regione

Non mancano, però, elementi che l’amministrazione regionale rivendica come segnali positivi. Il commissariamento viene difeso come passaggio necessario per archiviare anni di gestione inefficiente. Nel 2024 la riscossione ha raggiunto l’85%, mentre sono stati avviati investimenti per circa 400 milioni, anche grazie ai fondi Pnrr, per manutenzione e pulizia delle reti idriche.
Inoltre, una nuova mappatura ha ridotto la platea dei contribuenti a circa 250mila ditte, con l’obiettivo dichiarato di rendere il tributo più equo.

Una riforma nel limbo

Tra ambizioni di risanamento e accuse di deficit democratico, il Consorzio unico resta un cantiere aperto. Senza elezioni e con un consenso fragile, la riforma simbolo rischia di trasformarsi in un equilibrio precario, ancora lontano da una vera legittimazione sul territorio.

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