Il Parco Urbano di Vibo Valentia, da qualche giorno, è stato ribattezzato il “parco della discordia”, diventando oggetto di un acceso dibattito politico che coinvolge maggioranza e opposizione. A innescare la polemica è stato un post sui social del deputato di Forza Italia Giuseppe Mangialavori, che ha evidenziato la scarsa manutenzione dell’area verde. Tra i cittadini, c’è chi si mostra ottimista e chi critica duramente l’amministrazione, mentre l’assessore all’Ambiente Marco Miceli tiene a precisare che la crescita dell’erba e dei piccoli fiori incolti in primavera è un fenomeno naturale, utile a sostenere un microecosistema del verde funzionale all’impollinazione. Queste aree, spesso percepite come trascurate, sono in realtà veri e propri “habitat salvavita” per la biodiversità urbana. L’assessore aggiunge inoltre che gli operai sono già al lavoro per liberare i vialetti con i mezzi idonei allo sfalcio.
Inutili diatribe
Il disagio al Parco Urbano non riguarda solo l’erba alta ma soprattutto i cantieri che delimitano alcune aree. Tra queste, uno spazio dedicato all’area fitness dove, a settembre dello scorso anno, perse la vita il piccolo Francesco Mirabelli, di soli tre anni, rimasto schiacciato da una trave. Sono trascorsi sette mesi e gli attrezzi destinati allo sport stanno scomparendo sotto la vegetazione. Presente anche un locale adibito a ristorante, ormai dismesso da anni, con l’area ancora delimitata. I cittadini lamentano una burocrazia non lenta, ma eterna. Il “parco della discordia” è più di qualche ciuffo d’erba fuori misura: è un polmone verde, cuore pulsante della città, oggi ostaggio di rimpalli, carte bollate, recinzioni, commenti sterili e inutili diatribe.


