Ance Calabria scrive ai parlamentari: “Il Piano nazionale per il ripristino della natura rischia di bloccare edilizia e sviluppo”

Lettera firmata dal presidente regionale e dai provinciali dei costruttori edili calabresi contro la bozza del PNR legata alla Nature Restoration

Una lettera indirizzata all’intera deputazione parlamentare calabrese per lanciare l’allarme su quelle che vengono definite “rilevanti criticità” contenute nella bozza del Piano Nazionale di Ripristino della Natura (PNR), attualmente in consultazione pubblica presso il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. A firmarla sono il presidente di Ance Calabria Roberto Rugna e i presidenti provinciali dell’associazione dei costruttori edili di Catanzaro, Cosenza, Reggio Calabria, Vibo Valentia e Crotone: Luigi Alfieri, Giuseppe Galiano, Michele Laganà, Domenico Ceravolo e Giuseppe Sammarco.

I rischi

Nel documento inviato ai parlamentari calabresi, Ance Calabria evidenzia come la bozza del Piano, elaborata in attuazione del Regolamento europeo 2024/1991, la cosiddetta “Nature Restoration Law”, rischi di produrre “un eccesso di regolamentazione nazionale” con effetti potenzialmente devastanti non soltanto per il comparto delle costruzioni, ma per l’intero sistema economico e produttivo. Secondo i costruttori, infatti, il testo introdurrebbe vincoli e limitazioni ben oltre quanto richiesto dalla normativa europea, incidendo direttamente sulla pianificazione urbanistica dei Comuni e arrivando, di fatto, a bloccare nuovi interventi edilizi, infrastrutturali e produttivi.

Le singole questioni

Tra i punti maggiormente contestati vi è “l’introduzione di vincoli conformativi a verde sulle superfici classificate come spazi verdi urbani (UGS) o coperture arboree (UTC), con efficacia diretta di inedificabilità anche in contrasto con gli strumenti urbanistici vigenti”. Particolarmente critica, secondo Ance, sarebbe anche “la previsione di una sospensione pluriennale dei titoli edilizi dal primo settembre 2026 fino al monitoraggio europeo previsto nel 2030” per tutti gli interventi che comportino riduzione di superfici verdi urbane o coperture arboree.

Le preoccupazioni sono approfondite nel documento tecnico allegato alla lettera, nel quale Ance parla apertamente di rischio “paralisi amministrativa” e di potenziale incremento del contenzioso con possibili ricadute economiche sui bilanci comunali. Nel dossier si sostiene inoltre che il Piano introduca una forma di “gold plating”, cioè un recepimento nazionale più restrittivo rispetto agli obblighi europei, pratica vietata dalla normativa italiana sul recepimento delle direttive comunitarie. Secondo Ance, gli effetti delle misure previste non riguarderebbero soltanto il settore edilizio, ma anche attività industriali, impianti energetici, infrastrutture, logistica, rigenerazione urbana e attività estrattive.

Le disposizioni nel merito

Il documento entra poi nel dettaglio delle disposizioni contestate: dall’introduzione di nuovi strumenti urbanistici comunali come il “Piano urbano della natura” e il “Regolamento della natura urbana”, non previsti dall’ordinamento vigente, fino al nuovo criterio di “bilancio netto zero” nelle procedure di Valutazione Ambientale Strategica e Valutazione di Impatto Ambientale, che potrebbe impedire l’approvazione di progetti e piani urbanistici in assenza di compensazioni ambientali preventive.

Ance Calabria contesta inoltre il rischio di retroattività delle misure, evidenziando come la bozza non preveda alcuna disciplina transitoria per titoli edilizi già rilasciati, convenzioni urbanistiche o accordi di programma in corso.

Nel documento avanzate precise richieste di modifica: salvaguardare gli strumenti urbanistici già approvati, eliminare la moratoria sui titoli edilizi e sui piani urbanistici, cancellare i nuovi oneri urbanistici ambientali e introdurre incentivi e finanziamenti per accompagnare la transizione ecologica senza bloccare lo sviluppo dei territori.

Per i costruttori calabresi, infatti, il tema della tutela ambientale non può tradursi “in uno stop indiscriminato allo sviluppo urbano e infrastrutturale”. Nel documento si sottolinea la necessità di “un approccio più equilibrato e proporzionale” che concili sostenibilità ambientale, crescita economica e diritto dei territori a programmare il proprio futuro.

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